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Articolo inserito da Andrea Gorini in data 28/06/2008
Storia
letto 11881 volte in 12 anni 1 mesi e 12 giorni (2,69)
Complesso Sanatoriale IX Maggio a Vecchiazzano

Il programma edilizio dell'INFPS, che contemplava un investimento complessivo di spesa di 600 milioni di lire, realizzò a Forlì un grande complesso sanatoriale, da erigersi in località Bertarina, distante 3 km dalla città e scelta nel 1931 dallo stesso Mussolini, un edificio di rappresentanza per la sezione provinciale dell'Ente, comprensivo di uffici, negozi e appartamenti, in posizione urbana centrale.
La costruzione del nuovo complesso sanatoriale che si estendeva su un'area di 36 ettari, ebbe inizio da un'idea dell'architetto milanese Luigi Bisi, presto coadiuvato e poi rapidamente sostituito da Cesare Valle, presente a Forlì dal 1932.
I tre grandi padiglioni "lanciati verso il cielo come per attingere luce e speranza" erano collegati da un corridoio seminterrato di circa mezzo chilometro, che svolgeva, attraverso carrelli elettrici, i servizi di cucina, di guardaroba e assistenza.
L'esecuzione di tutto il complesso fu affidata nel 1932 alla ditta locale ing. Mario Calvitti e C. sotto la direzione del Cav, ing. Franco Magri, assistito dai geometri Clemente Grappolini e Luigi Mambelli; ad opera già iniziata fu l'ing. Magri, direttore dei lavori per la grande palestra femminile della Casa della Giovane Italiana di via dei mille (Palazzo Benzi), a consigliare per Vecchiazzano il giovane architetto romano Cesare Valle, non ancora trentenne, progettista della suddetta palestra e della Nuova Casa dei Balilla sul Viale Mussolini, veicoli a Forlì delle ultime conquiste stilistiche della più moderna cultura architettonica nazionale

Complesso sanatoriale IX Maggio di Vecchiazzano
Veduta aerea del 1940
(in alto a destra si intravede il ponte vecchio)

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Commenti
 
Commento inserito da Ortenzio Brunelli in data 30/06/2008 20:45:45

Bellissima immagine del Sanatorio di Vecchiazzano visto dall'alto nella sua interezza.
Da notare nella foto due delle tre case coloniche site nel perimetro esterno del complesso che al tempo permettevano la completa autosufficienza alimentare del presidio ospedaliero (latte, carne suina, ecc. ecc,)




Commento inserito da Patrizia Callegati in data 30/06/2008 20:45:45

BELLO VERAMENTE BUON LAVORO




Commento inserito da Gilberto Giorgetti in data 30/06/2008 20:45:45

1 – Casa Pasqui poi “Mafrigul”, dove nel 1847 si produsse la prima birra italiana “romagnola”;
2 – Casa Gabanò dla burëla (Gabbanone della “burella”: per “burella” s’intende una mucca pezzata, ovvero la Frisia olandese, famosa per il latte - “burella” deriva da bura, una sorta di panno grossolano scuso, appunto come il colore del manto della Frisia olandese);
3 – Ponte di Vecchiazzano, inaugurato nel 1861: il ponte più antico rimasto a Forlì;
4 – Casa Baldani, dove abitavano il poeta-romanziere-pittore Renato Baldani e la moglie, storica dell’arte Laura Filippini (colgo l’occasione per ripetere, ancora una volta, che questi due personaggi meritano a Vecchiazzano una via a loro intitolata: IL NUOVO COMITATO DI QUARTIERE NE PRENDA ATTO;
5 – Casa Rabac, dove passò Giuseppe Garibaldi in fuga per Terra del Sole e poi Modigliana.




Commento inserito da Roberto Brunelli in data 04/07/2008 20:45:46

Dentro al Centro Sanatoriale di Vecchiazzano era presente la Colonia Postsanatoriale, destinata ai lavoratori adulti provenienti dai 60 sanatori d’Italia controllati dall’ INFPS, che completamente guariti venivano rieducati al lavoro prima di essere restituiti alla vita sociale. Il Padiglione aveva al suo interno la presenza di un reparto di fisiologia del lavoro, un grande teatro, due palestre, una coperta e una scoperta, una chiesa e un vastissimo laboratorio di lavoro intitolato ad Alessandro Mussolini, comprendente un’officina meccanica, una falegnameria, un piccolo calzaturificio, una sartoria da cui uscivano prodotti necessari al fabbisogno dell’intero complesso; in più il terreno, impiantato a frutteto ( ben visibile nella foto ), permetteva lo svolgimento del lavoro contadino.




Commento inserito da Gabriella Cortini in data 05/07/2008 20:45:46

Nel “ventennio” l’attuale Padiglione Antonio Vallisneri era denominato XXI Aprile (Padiglione dei Bambini).
Era capace di 225 letti; terrazze ad anello munite di lettini a sdraio permettevano ai bambini in caso di maltempo di passeggiare anche quando i lettini erano aperto.
Al piano terra i due grandi portici terminali circolari sopraelevati erano destinati al gioco, a diretto contatto del parco e chiudibili, quando necessario con grandi vetrate.
Per provvedere all’istruzione erano state istituite due scuole, una maschie ed una femminile intitolate ai genitori del Duce e rispettivamente ad Arnaldo e Rosa Maltoni Mussolini.

  • 1) Il riposo sulle rive del lago.
  • 2) Piccoli giocatori di calcio
  • 3) Sciatori
  • 4) La merenda sull'alpe

  • 5) La raccolta dei fiori di prato
  • 6) Ciclisti e automobilisti
  • 7) Balilla di ritorno da una gita alla Rocca delle Camminate
  • 8) L'alza bandiera delle piccole italiane 



Commento inserito da Gabriella Cortini in data 07/07/2008 20:45:46

Nelle immagini sopra dei disegni ad Opera di GIOVANNI MARCHINI (Forlì 1877-1946) che si trovavano nel "Padiglione dei Bambini" (Vallisneri) ed andate disperse nel dopo guerra.




Commento inserito da Viscardo Milandri in data 23/07/2008 20:45:46

Il pittore Giovanni Marchini a cui si fa riferimento per i disegni effettuati a suo tempo nel "sanatorio " probabilmente abitava o  era proprietario della casa "Marchini" di Via della punta ,la stada che dalle case "caplet" andava al sanatorio .

La casa è ora abitata dalle famiglie Rinaldini

L




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