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Articolo inserito da FRANCO FABBRI in data 09/10/2010
Storia
letto 13989 volte in 8 anni 7 mesi e 20 giorni (4,44)
Il Sanatorio di Vecchiazzano

 

 

 

 

 

 

IL SANATORIO di FORLI’  di Franco Fabbri

 

 

 

Negli anni venti la città di Forlì, così come tante città italiane, cambia decisamente aspetto e carattere. Si può dire che passa dalla periferia al centro, da città prevalentemente contadina, si trasforma in città industriale, e ciò avviene per una decisa volontà politica. Così si trasforma anche l’architettura e la struttura edilizia della “città del duce”, che per forza deve proporsi sul piano simbolico. E’ così che nascono i nuovi quartieri, assieme allo sviluppo delle fabbriche e dei servizi. La città vive in questo periodo il fascino di “piccola Roma”, di “città modello” per tutta la nazione, luogo di sperimentazione di una nuova politica urbana nell’ambito dello “svecchiamento” della Romagna.

E’ in questo periodo che nasce quello che oggi, dopo le opportune trasformazioni, diventa il nostro “nuovo ospedale”.

Erano gli anni della battaglia nazionale contro la tubercolosi e nel 1931 Benito Mussolini decise di costruire a Forlì, e ne scelse personalmente l’ubicazione, il nuovo tubercolosario che sarebbe stato gestito dall’Istituto Fascista di Previdenza Sociale (I.N.P.F.S.). Il progetto fu affidato all’ingegnere romano Cesare Valle e nel giugno 1932  iniziarono i lavori a cura della ditta Calvitti.

Il complesso sanitario era costituito da una struttura a padiglioni, un grande ospedale, un ospedale per bambini ed una colonia postsanatoriale di tipo agricolo per il reinserimento nel mondo lavorativo dopo la degenza, comprensiva di altre attività artigianali (falegnami, calzolai, sarti, fabbri, meccanici ecc.).

I primi padiglioni furono inaugurati alla presenza di Rachele Mussolini nell’ottobre del 1937, a soli cinque anni dall’inizio dei lavori, l’ultimo da Mussolini a soli otto anni dalla progettazione.

Tutta la struttura si avvale di quella tipologia, ricorrente nell’architettura dell’epoca, ricca di simbolismi legati al volere del regime, ma anche in linea con il gusto delle “avanguardie artistiche” futuristiche nella celebrazione del mito del “macchinismo”. Nasce così questo complesso che al centro vede la struttura tozza e poderosa di un carrarmato, alla sua sinistra, l’agile figura di un aeroplano, ed alla sua destra la grande nave, tutto a simboleggiare le tre armi, di terra, di cielo e di mare. Fra queste strutture ancor’oggi si distingue lo svettante torrione della riserva idrica che allora, con l’altissimo stelo e l’ampio serbatoio circolare, dominava tutto il complesso, celebrando la nuova tecnologia del cemento armato, ponendosi a timone dell’intera squadriglia armata. All’ingresso, al di qua e di là del grande cancello, quasi a protezione di tutto il complesso, i due M.A.S. (Motoscafo Anti Sommergibile), famosi nella “ beffa di Buccari” cui partecipò Gabriele D’Annunzio che coniò con la stessa sigla il motto “Memento Audere Semper”.

Essendo le basi della terapia della tubercolosi, l’aria ed il sole, tutte le strutture presentavano ampie vetrate, in particolare l’ultimo padiglione è sormontato da un ampio solarium che sottolinea il suo aspetto simbolico di aeroplano. Osservando la costruzione dal vecchio ponte sul fiume Rabbi, specie d’inverno, quando la vegetazione non copre l’immagine, appare la figura di un biplano che pare quasi decollare.

Il padiglione dall’aspetto più suggestivo nella sua forma è senz’altro il “Vallisneri”. La grande nave, di notte, con tutte le luci accese, pare il “REX”, quello che noi ricordiamo dal ben noto film di Fellini. E’ una grande nave con la prua rivolta a monte, verso la Rocca delle Caminate, dove allora, un grande faro, durante la notte, lanciava lunghi raggi, bianco, rosso e verde, che si potevano vedere fino dalla costa adriatica. Al di là di quello che poteva essere il fascino architettonico,  questo era il padiglione dei bambini. Il piano rialzato era abbracciato da grandi portici chiudibili da vetrate, con ampie aule scolastiche sotto il loggiato per la scuola all’aperto e lunghe terrazze ad anello per permettere ai bambini una blanda attività motoria, quando non era possibile farli scendere nel parco. I tre padiglioni erano collegati, come si può ancora vedere, da una galleria seminterrata di quasi un chilometro, che assicurava un rapido trasporto di cose e persone a mezzo di carrelli elettrici.

Tutto il complesso poteva ospitare 350 degenti in ampie camerate di 40 mq, orientate est-ovest, tutte con ampie terrazze che innondavano le stesse di aria e di luce, fondamentali per la cura. I collegamenti verticali erano assicurati da grandi rampe, scale e capaci ascensori. Non era stata trascurata nemmeno la scelta delle tinte che risultavano prevalentemente di un verde chiaro, invitante al riposo ed alla distensione.

I servizi, a completamento di una struttura così moderna ed efficiente, erano all’avanguardia, con sale operatorie e le più complete attrezzature specialistiche, oltre alle cucine, lavanderie, guardaroba e speciali locali per la disinfezione.

Una grande città di cura racchiusa in un parco, grande polmone d’ossigeno, che permetteva lunghe passeggiate, percorsi suggestivi e rilassanti passatempi all’aperto come il gioco delle bocce, utile per una modesta attività fisica unita ad un efficace effetto rilassante.

Il centro sanatoriale di Vecchiazzano poteva essere ritenuto il vanto della sanità locale del tempo, in linea con le direttive di una medicina sociale che non trascurava nulla. Era stato studiato tutto, l’orientamento, l’areazione, la luce, per ottenere i migliori risultati di elioterapia, di salubrità fisica e psichica dei malati.

A Forlì era iniziata  l’era moderna per l’architettura e le sue valenze socio sanitarie.

 

 

 

P.S.:

 

Denominazioni originarie dei padiglioni

 

Padiglione infantile (Vallisneri) XXI Aprile (fondazione di Roma)

Padiglione adulti (Valsalva) XXIII Marzo (fondazione fasci di combattimento)

Colonia post-sanatoriale (Allende) XXVIII Ottobre (marcia su Roma)

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Commenti
 
Commento inserito da Dario Lauterio in data 11/10/2010 11:31:54

Eccezionale la descrizione della storia del Vallisneri di Vecchiazzano.

Storia descritta con profonda lucidità dal Dott.Fabbri.Leggendo l'articolo mi sono ritormati alla mente ricordi legati al periodo del mio ricovero presso quella struttura.Ricordi indelebili, nonostante siano trascorsi ormai

oltre cinquant'anni da quel lungo ricovero, con  questi capelli bagnati ormai col colore della neve...sono ancora nitidi e struggenti i ricordi.

La descrizione di quei luoghi,di quelle camerate con la mia al  N°10, è così profonda e precisa da farmi ricordare persino il colore delle mattonelle,la parete con gli armadietti , i cui sportelli erano anch'essi di colore verde scuro, per custodire le cose personali.

Oppure la parete con mattonelle verde chiaro ove erano poggiati i lavelli con le pedaliere,novità per l'epoca.

Quel lungo corridoio sotterraneo ove all'ora di mezzogiorno o della sera giungevano, dalle cucine, i carrelli che trasportavano i grandi pentoloni pieni di ogni "ben di Dio" anche i pasti così ricchi che andavano dal primo piatto,al secondo e alla frutta erano per me una grande novità allora!

Ed il pranzo della festa si concludeva sempre col dolce e durante le giornate estive la merenda si faceva con grandi coppe di squisitissimo gelato.

E poi quante caramelle,quanti quadrati di ottimo cioccolato,quanti rettangolini di marmellata di cotogne ci venivano distribuite.

Ricordo ancora i lavoretti che le suore ma sopratutto Suor Flora ci faceva fare...grandi e lunghe collane fatte con le carte che avvolgevano le caramelle,il riutilizzo delle carte stagnole che avvolgevano le cioccolate per la creazione di oggettini utili per il Natale oppure quei splendidi centrini o tappetini tessuti con i fili colorati di seta che le infermiere o Suor Battistona non ci faceva mai mancare.

O la preparazione di quadretti "bellissimi"con immagini di Madonne che le suore preparavano per poter regalare ai nostri genitori al momento in cui noi ragazzi...salvati dalle cure del Vallisneri ...avevamo la fortura di tornare a casa perfettamente guariti.

Conservo ancora quel quadretto raffigurante il Sacro Cuore che Suor Flora ci regalò... e non ci faceva mai mancare un sacchetto contenente  tavolette di cioccolato, cubetti di  squisitissima cotognata e caramelle per il viaggio di ritorno.

Grazie Dott.Fabbri per questi ricordi. D.Lauterio




Commento inserito da Roberto Brunelli in data 13/10/2010 19:07:34

Carissimo Dario,

Mi permetta di darle del tu, ho letto e riletto innumerevoli volte questo suo bellissimo scritto che mi ha riempito d'orgoglio come cittadino forlivese prima e come Infermiere poi. Sono felice che la mia città, con il suo sanatorio e con tutto il personale che vi prestava servizio abbia saputo non solo curare, ma lasciare ancora così vivo, sentito, forte nel tempo un così bel ricordo in coloro che come lei ebbero il bisogno di accedervi per delle cure mediche. Ricordo che mi sembra attorno all' anno 2000 la Casa di Cura Privata "Villa Serena" in Forlì, della quale sono grato di essere stato dipendente per diversi anni, organizzo nel Parco Urbano cittadino "Franco Agosto" un evento dal titolo simbolico "Nati con Noi" dove furono invitati e festeggiati tutte quelle persone che negli anni sono nate in quella struttura sanitaria. Ebbene allo stesso modo sarei felice che i vertici dell'Azienda U.S.L. di Forlì per la quale sono onorato di prestare servizio adesso, organizzasse in accordo con Comune e Provincia, un simile evento, per ricordare e festeggiare tutti quegli Italiani che "Sono Rinati/Tornati a Nuova Vita" dalla Tubercolosi grazie alle cure avute nella nostra Amata città.

Un forte abbraccio.

Brunelli Roberto




Commento inserito da Dario Lauterio in data 29/10/2010 14:07:52

Buon giorno Roberto Brunelli anch'io preferisco darti del tu e ti ringrazio del bellissimo messaggio del 13.10.2010 sono contentissimo che il mio scritto sia stato letto dagli...addetti ai lavori...sono a tua disposizione per ogni evento e mi sono anche offerto per venire in Parrocchia a Vecchiazzano magari nel prossimo gennaio o in altra data per ringraziare i Vecchiazzanesi e te personalmente dell'ospitalità che tutti voi mi avete riservato "in illo tempore" negli anni 1954/1956 presso l'istituto Vallisneri e dal quale sono riuscito a tornare a casa con i miei piedi e che... tutt'ora sono quì con un mio recital di poesie in dialetto abruzzese ed in lingua.

Cordiali saluti

D.Lauterio

 




Commento inserito da Ortenzio Brunelli in data 11/02/2014 17:11:57

Una rarissima fotografia del Dr. SAVORELLI Michele il giorno dell'evento "Nati con Noi" organizzato dalla Casa di Cura Privata "Villa Serena" al Parco Urbano "Franco Agosto" nel 2000 a cui si fa riferimento in qualche commento sopra.




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