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Articolo inserito da Gilberto Giorgetti in data 23/10/2006
Ciclismo
letto 24976 volte in 12 anni 11 mesi e 29 giorni (5,27)
Storia del Trofeo Tendicollo Universal

Nel 1957 a Giorgio Ceroni, direttore sportivo della U.S. Forti e Liberi di Forlì, venne l’idea di far nascere in questa città un evento ciclistico importante e ne parlò col grossista Bruno Ugolini, che a quel tempo produceva un tipo di tendicollo per camicie, la “Tendicollo Universal”.
L’idea si allargò ad Aurelio Gaudenzi e così, su suggerimento di Bruno Ugolini, il quale avrebbe finanziato l’operazione, si delineò l’idea di svolgere a Forlì una gara di risonanza internazionale.
L’idea fu accolta favorevolmente e così si organizzò una gara a cronometro individuale per professionisti, da svolgersi in Italia sulla falsa riga del Gran Premio di Parigi e quello di Lugano. Subito dopo si formò un Comitato promotore composto da Bruno Ugolini, Michele Raffaelli, Stelio Giannini, Giorgio Ceroni, Afro Gavelli, Sergio Mandolesi, Alfiero Matteucci, Celso Gulmanelli, Renzo Fabbri, Gino Sampieri, Mario Rusticali, il giornalista dello “Stadio” Dante Ronchi e tanti altri con incarichi e difficili mansioni da svolgere.
Nel maggio del 1958, dopo una selezione di corridori avvenuta al Trofeo “Baracchi” di Bergamo, si ebbe il battesimo della prima gara del “Tendicollo Universal” sul circuito di Carpena, Bivio Meldola, Forlimpopoli, Ronco e Carpena, per complessivi km. 90,500.
Questo circuito (di cui si riferisce il video) resistette per due anni, finché, per motivi di traffico, fu trasferito in quello di S. Tomè, Bivio Romiti, Roncadello, Villafranca, S. Martino Villafranca e S. Tomè, per un totale di km. 86,600.
Nel 1964 la gara non venne disputata e nel 1965 si convenne di trasferire la competizione ciclistica nel suggestivo circuito panoramico di Castrocaro, Ladino, Vecchiazzano, Massa (via Tomba-Volture) e Castrocaro, per un totale di km. 77,520.
Nel 1966 la gara non venne disputata e nel 1972 il circuito fu modificato nel seguente modo: Castrocaro, Ladino, Vecchiazzano, Massa (via del Tesoro-Volture) e Castrocaro, per un totale di km. 76,020. Nel 1975 e 76 la competizione non venne svolta e nel 1977, dopo aver modificato nuovamente il percorso, evitando la discesa delle Volture, pur chiamandosi ancora circuito di Castrocaro, si corse sul seguente tracciato: Ladino, Vecchiazzano, Massa (via Tesoro-Braga) e Ladino, per un totale di km. 63,350.
Nell’ultima gara del “Gran Premio di Castrocaro Terme”, già “Tendicollo Universal”, del 1979, si tornò a gareggiare sul vecchio percorso, ovvero: Castrocaro, Vecchiazzano, Massa (via Tesoro-Volture) e Castrocaro.

I VINCITORI
1958 – Ercole Baldini
1959 – Ercole Baldini
1960 – Jaques Anquetil
1961 – Jaques Anquetil
1962 – Ercole Baldini
1963 – Ercole Baldini
1964 – non disputata
1965 – Jaques Anquetil
1966 – non disputata
1967 – Felice Gimondi
1968 – Felice Gimondi
1969 – Felice Gimondi
1970 – Ole Ritter
1971 – Felice Gimondi
1972 – Roger Swerts
1973 – Felice Gimondi
1974 – Francesco Moser
1975 – non disputata
1976 – non disputata
1977 – Bernt Johansson
1978 – Bernt Johansson
1979 – Roy Schuiten

Tratto da (1923-1993 70° U.S. Forti e Liberi)

Ercole Baldini il grande passista soprannominato

Forlì 19 maggio 1958 - Ercole Baldini (Foto concessa da Armando Fiumi)

Guarda il filmato "Luce" della gara Tendicollo Universal

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Commenti
 
Commento inserito da Andrea Gorini in data 29/03/2007 20:45:44
Se vi piace il ciclismo e avete visto il video di questa pagina, vi consiglio di leggere anche questa pagina, un bellissimo episodio della Tendicollo vista dagli occhi di un bambino.


Commento inserito da Andrea Gorini in data 27/10/2007 20:45:45
Vorrei aggiungere a questa bella pagina sul ciclismo, una bella foto, credo inedita.
L'anno dovrebbe essere il 1959 o 1960, Roger Riviere e Jacques Anquetil (non so chi sia al centro), a pranzo all'Hotel della Città di Forlì nei giorni della corsa Tendicollo Universal.



Foto scattata da mio padre, Carlo Gorini.


Commento inserito da Maurizio Ricci in data 28/10/2007 20:45:45
Caro Andrea, la foto che hai inserito ha un grande valore storico, non solo per il “corredo” all’indimenticabile “Tendicolo”, ma perché ritrae, insieme, Anquetil e Riviere, fatto raro, anzi rarissimo. I due non erano ai ferri corti e non si odiavano, ma erano divisi da una grande rivalità e non gradivano farsi ritrarre assieme. Ma chi è il terzo? Sono certo si tratti del belga Martin Van Geneugden e la foto risale alla serata del 14 giugno 1959.
Anche il veloce belga, che correva per la romagnola Ghigi, partecipò a quella edizione.
Di Van Geneugden, come di tutti coloro che han preso parte al Tendicollo e, poi, al G.P. Terme di Castrocaro, ho scritto un ritratto e l’ho pubblicato all’interno del mio libro “Protagonisti del ciclismo a Forlì”. Lo riporto in calce, corredandolo di un paio di foto, che non sono state inserite nel volume. Ciao!

MARTIN VAN GENEUGDEN (Belgio)
Nato il 21 gennaio 1932 a Wiesnesmeer. Passista veloce. Professionista dal 1953 al 1963 con una quarantina di vittorie.





Classico corridore fiammingo, forte sul passo, veloce, tenace, con un particolare fiuto per il traguardo. Precoce e longevo, insomma un gran bel corridore, anche se poco incline a soffrire sulle salite lunghe, mentre si trovava a proprio agio sui muri. Come molti corridori del suo tempo, si cimentò anche in pista con buoni risultati e questo gli giovò anche per migliorarsi come stradista. Vinse il campionato belga su strada dei dilettanti nel 1950, a soli 18 anni. Passò subito fra gli indipendenti e nei soventi incontri coi professionisti, ebbe modo di evidenziare le sue qualità. Notevolissimo il suo successo nella Parigi Valenciennes, colto nel ’53, poco prima di conquistarsi un contratto da professionista. Anche se debuttante, si capì che poteva fare un buon Tour de France, ed infatti, a soli ventun anni, chiuse la Grande Boucle al 34° posto, ma, soprattutto, vinse la tappa Caen–Le Mans e giunse secondo in quella di Albì. Nell’anno poi, colse altri tre traguardi minori. Nel ’54, un’infinità di piazzamenti ed i successi nel G.P. Houthalen e la quarta tappa del Giro del Delfinato, in Francia. Anche nel 1955 e nel 1956 il suo ruolino si mosse sulla stessa falsariga, con un’altra vittoria nel G.P. Hauthalen (’55) ed i successi nei Gran Premi di Tongres, Denderleuw, Borgerthout e Zutendaal. Nel 1957 tornò al Tour de France, ma fu costretto all’abbandono nel corso della sesta tappa. Nella stagione, vinse la Hoegaarden-Antwerpen-Hoegaarden, il G.P. Tirlemont, il Criterium d’Hanret e si piazzò in diverse classiche.
Il 1958, corso con le maglie della romagnola Ghigi, fu il suo anno migliore: vinse il G.P. Fichtel & Sachs, e il Circuito del Belgio Centrale, dominò ad Hasselt e Eisden. Stavolta, al Tour non fu sfortunato e vinse le tappe di Saint Brieuc e Dax, si piazzò in altre e chiuse 27°. Nella stagione successiva, sempre con le casacche bianche a bordi giallorossi della Ghigi, dopo aver vinto il G.P. Hoepertingen, venne per la prima volta al Giro d’Italia: abbandonò nel corso della ventunesima frazione, ma prima del ritiro fece in tempo a cogliere piazzamenti in quattro tappe. Anche al Tour non andò benissimo, nonostante una marea di piazzamenti. Chiuse 53°. Nel 1960, che corse con la Carpano, tornò di nuovo a ruggire nella Grande Boucle, dove vinse le tappe di Bordeaux e Avignone, superando rispettivamente Graczyk e Darrigade, coi quali aveva spesso duellato negli sprint di tante gare. Non concluse quel Tour, perché fu costretto al ritiro nella diciannovesima tappa. Il suo 1961, s’aprì con una splendida vittoria nel Giro del Limburgo, quindi la solita ragnatela di piazzamenti e di nuovo la vittoria, nella settima frazione del Giro di Germania. Tornò al Giro, in maglia Baratti e si piazzò ripetutamente nel corso delle prime frazioni, ma al sesto giorno di gara, si ritirò. Al Tour, colse lo splendido traguardo di Bordeaux e altri piazzamenti. Chiuse al 61° posto. Nel 1962 vinse la “Attraverso il Belgio” ed una tappa dello stesso giro, si impose in tre frazioni del Giro di Germania e in una del Giro della Svizzera Romanda. Abbandonò alla quattordicesima tappa il Giro d’Italia e non partecipò al Tour. Nel ’63 vinse la Bruxelles-Nandrin, il Criterium d’Eisden, la terza tappa del Giro di Sardegna e si piazzò tante volte nelle frazioni della Vuelta di Spagna e del Tour de France. A fine anno abbandonò l’attività. Martin Van Geneugden, non avrà nel proprio palmares delle classicissime, ma un corridore che ha vinto sei tappe al Tour, non è stato proprio uno da poco.




Van Geneugden, oggi.


Le sue prestazioni al G.P. Tendicollo Universal.

Chiamato a partecipare all'edizione '59 (quella della foto), sull'onda dei suoi ripetuti piazzamenti nelle tappe del Giro d'Italia con la maglia della Ghigi, si perse in una prova che gli era poco congeniale. Chiuse nono, a 8'18" dal Treno di Forlì Ercole Baldini. Solo l'emiliano Tristano Tinarelli gli giunse dietro.

Note: l'Edizione del Trofeo Tendicollo Universal del 1959, è la medesima di cui, in questo thread, è presente un breve video.
Tristano Tinarelli è il primo ad essere brevemente inquadrato alla partenza, indi Roger Riviere, Jacques Anquetil, Fausto Coppi, ed il "Treno di Forlì" Ercole Baldini, poi vincitore. Nel filmato si può notare Giulia Occhini, la "Dama Bianca" compagna di Coppi(che corre dopo l'arrivo del Campionissimo) e Wanda Beccari, moglie di Ercole


Commento inserito da Maurizio Ricci in data 09/11/2007 20:45:45
GIORGIO CERONI - l’Ideatore del “Tendicollo”....





Giorgio Ceroni nacque a Piratello, nei pressi di Imola, nel 1913, ma ben presto si trasferì a Forlì, divenendo un protagonista indiscusso del ciclismo forlivese e romagnolo, prima come corridore, poi, come dirigente e organizzatore. In quest’ultima veste, la sua fama ha varcato gli stessi confini nazionali.
La sua carriera atletica iniziò nel 1930 nell’A.S. Forlì, il sodalizio tramite il quale il fascismo locale cancellò momentaneamente il “pericoloso” nome dell’Unione Sportiva Forti e Liberi. Qui, Giorgio Ceroni ebbe subito modo di distinguersi come atleta coriaceo e combattente, capace di emergere spesso vittorioso dalla fatica, con quel sorriso che l’ha sempre accompagnato. L’anno dopo, nelle file del V.S. Reno si confermò coi lustrini di atleta di massima evidenza nazionale. Anche fra i dilettanti, negli anni ‘33, ‘34 e ‘35, il suo blasone di atleta di vertice si confermò con immutata consistenza. Notevoli le sue vittorie nella Bologna-Porretta, in due tappe del Criterium Tricolore e nella Coppa Saetti a Savio, dopo un esaltante duello con Mario Vicini. Nel 1935 la definitiva consacrazione in maglia A.S.Roma (era militare), quando, assieme all’inseparabile amico Glauco Servadei, a Toccaceli e Chiappini vinse la Coppa Italia a cronometro, allora vero e proprio campionato italiano a squadre. Nel 1936 chiuse la carriera correndo come indipendente fra i professionisti. Negli anni seguenti, divenne dapprima direttore sportivo dell’U.S. Forti e Liberi di Forlì e poi, dal 1960 fino al ’62, quindi dal 1963 al 1984, presidente dello stesso sodalizio e qui, senza voler togliere nulla a nessuno, segnò un’epoca.
Fu l’ispiratore, quando era ancora tecnico della più antica società ciclistica forlivese, del G.P. Tendicollo Universal, una gara a cronometro di lungo chilometraggio, teatro di stellari duelli fra Ercole Baldini e Jacques Anquetil e divenuta il più grande fatto agonistico dell’intera storia dello sport romagnolo (oltre seicentomila spettatori nelle prime sei edizioni fra il 1958 e il 1963). Al “Tendicollo” fece poi eco e prosecuzione d’intenti e consistenze il G.P. Terme di Castrocaro che, dal 1965 al 1979, infiammò con grande spessore la fame di ciclismo della gente di Romagna.
In questa manifestazione si sono cimentati quasi tutti i più grandi della storia del ciclismo internazionale degli anni cinquanta, sessanta e settanta. Qui. sono venuti il campionissimo Fausto Coppi, i citati Baldini e Anquetil, quindi, Riviere, Graf, Pambianco, Brankart, Nencini, Venturelli (la più forte fibra incompiuta della storia del pedale), Altig, Brake, Gimondi, il divino Eddy Merckx, Simpson, Adorni, Aimar, Ocana, Ritter, Balmamion, Gosta Petterson, Van Springel, Sercu, Francesco Moser, Fuente, Knudsen, De Muynck, Schuiten, Battaglin, Visentini, Thurau e Johansson ed altri ancora che e impossibile menzionare per doveri di spazio. Di questa radiosa ed incredibile manifestazione di cui ancora oggi si sente fortemente la mancanza, Ceroni, è stato il principale fautore e collante organizzativo. Sono venuti a copiare da questo arguto dirigente organizzatori di tutto il mondo, portando la fama di Giorgio ben oltre i confini italiani. Sempre in quegl’anni, nel 1977 precisamente, il grande dirigente forlivese, fu uno degli ideatori del Monumento al Ciclista, posto su un tempio del ciclismo di Romagna: il Monte Trebbio. Proprio i significati alla base di quel monumento, sono stati il teatro dei pensieri di Giorgio Ceroni negli ultimi anni, anche quando il suo malandato cuore non gli permetteva più di aprire i pori a quell’incredibile arguzia che ha sempre contraddistinto la sua vita. Un dirigente, dunque, che a dispetto dell’imperante ignavia dell’ambiente ciclistico, ha sempre brillato di originalità. Ceroni è morto nel 2001.

Morris (Maurizio Ricci)


Commento inserito da Gilberto Giorgetti in data 09/11/2007 20:45:45
Grazie a Morris (Maurizio Ricci) per aver ricordato la figura di Giorgio Ceroni.
Quest’anno è deceduto, dimenticato dalla città di Forlì, anche Bruno Ugolini, colui che finanziò il progetto e con Ceroni permisero che Forlì vivesse un momento di grande gloria sportiva.
Grazie ancora Morris per i suoi inserti in questo sito.



Commento inserito da Mauro Piolanti in data 09/05/2008 20:45:45
Sempre inerente alla Tendicollo Universal (denominata successivamente Gran Premio Castrocaro) a Vecchiazzano, ecco una mia foto che ritrae Aldo Moser al termine della salita di Massa.






Commento inserito da Andrea Gorini in data 22/11/2011 16:49:59

1959 Tendicollo vinta da Ercole Baldini, con 3° Ronchini, 4° Pambianco 5° Riviere

Diego Ronchini

Arnaldo Pambianco (nel 1961 vincerà il Giro d'Italia)

Roger Riviere




Commento inserito da Andrea Gorini in data 18/02/2015 18:07:13

Un bellissimo racconto di Morris:

Fausto Coppi e il Tendicollo nei ricordi di un bambino.

Sono nato nel luglio del 1955, ma ho fatto in tempo a vedere il Campionissimo e quel ricordo della tenerissima infanzia, lo porto ancora con me nitido, come lo vivessi in questo momento. Il ciclismo era già entrato in me per passione di famiglia: di mio padre innanzi tutto, un campione del motociclismo che non poté avviare una carriera per meri motivi famigliari, ma che non perdeva occasione di manifestare la sua vicinanza alle emozioni verso gli sport più faticosi o audaci. Di mia madre, che si lasciava andare al suo ruolo di antitesi sportiva, solo per chi correva in  bicicletta; di mio fratello che correva veramente sul cavallo d’acciaio e vestiva da dilettante la casacca dell’Emi e di mia sorella, già maestra elementare, che faceva del ciclismo una sua personale poesia. Anche i nomi dei campioni mi suonavano già famigliari, perché ero un prodigio (che poi s’è fermato fino a rincretinire....) e non poteva essere diversamente, in considerazione delle discussioni che, sovente, proprio la mia “dada”, con la loquacità e la penna che poi l’hanno fatta divenire illuminata, era sempre pronta a propinare sul Giro d’Italia in particolare. 
Era il 14 giugno 1959, s’era da poco conclusa l’edizione del Giro, vinto alla grande da Charly Gaul e si correva a Forlì la seconda edizione del Trofeo Tendicollo Universal, una gara a cronometro dal lunghissimo chilometraggio: ben 90 chilometri e mezzo. Per l’intera Romagna, quella era una gara dal sapore unico e tutt’oggi ineguagliato: nelle sue sei edizioni seppe raccogliere sulle strade, qualcosa come ottocentomila persone. Quell’anno era poi particolare, perché Ercole Baldini, il campione di casa, correva in maglia iridata, la sfida col normanno amico e celeberrimo avversario, Jacques Anquetil. Ma c’era, soprattutto, la possibilità di vedere, per la prima volta su quella prova sì difficile, il Campionissimo Fausto Coppi. L’eco fu così enorme che in casa, nei giorni precedenti, non si parlava d’altro. Inutile dire che anche il piccolino sottoscritto non voleva mancare a quell’appuntamento. I miei fratelli con le rispettive comitive, in  bicicletta, si portarono sulle strade di quel lungo circuito, mentre io raccolsi con entusiasmo le parole di mio babbo: “Giarganen, ci znì, ma han poss non fét avdé Coppi” (Giarganen, sei piccino, ma non posso non farti vedere Coppi). 
E fu così che mi mise fra le sue gambe, in piedi sul “pianerottolo” della sua “lambretta” verde e mi portò alla corsa. Ricordo la marea umana che si incontrava fra le non certo belle strade del tempo: quell’asfalto tanto più ruvido di quello di oggi e quel “brecciolino” che pareva appiccicato al catrame, anche perchè il gran caldo di quel giorno, tendeva a liquefarlo. Ricordo come la gente usasse tutti i pochi mezzi di locomozione del tempo, per giungere il più vicino possibile all’arrivo o in zone visibili del circuito. Si vedevano cavalli col calesse, addirittura i carri agricoli più leggeri trainati da mucche, posti sui limbi delle strade, per poter fungere da tribunette o osservatori privilegiati. Babbo con la sua lambretta, arrivò fino ad un luogo che era ben più zeppo di gente assiepata dietro a staccionate bianche e rosse e dove, in lontananza, si vedeva, in alto, uno striscione rosso: era l’arrivo. Mise la lambretta sul cavalletto vicino ad un negozio sulla cui vetrina, era stato incollato un grande manifesto con le foto di tre corridori, due dei quali li riconobbi, perché a casa c’erano le loro cartoline: Ercole Baldini e Fausto Coppi, mentre sul terzo, fu babbo a dirmi che si trattava di Jacques Anquetil. 
Arrivammo sul limbo della strada proprio quando una voce, che io definii il “tuono che parla”, facendo ridere tutti coloro che mi sentirono, annunciò il passaggio di Roger Riviere. Avevo sentito parlare di lui in casa, ma non riuscii a vederlo perché davanti a me, pur stando sulle spalle di babbo, la muraglia umana era troppo alta e noi troppo distanti dalla prima fila. Mio padre capì che non era posto per vedere al meglio il passaggio dei corridori, così mi posò per terra e tenendomi per mano, mi portò con lui un po’ lontano dalla strada. Capii che cercava qualcosa di particolare, ma non osai chiedere. Intanto, la medesima voce di prima, annunciò il passaggio di Ernesto Bono, ed io non feci altro che rendermi conto di quanto la gente fosse disponibile ad urlare “dai, dai, daiiii” e ed applaudire con un suono assordante. Babbo però, aveva visto qualcosa di particolare: una scala di ferro che stava vicino ad una capanna posta accanto ad una casa, dove sedeva una vecchietta tanto sorridente quanto tremolante. Andammo da lei, e lui le chiese se poteva prendere quella scala che poi le avrebbe riportato dopo la fine della corsa. Ricordo il consenso immediato di quella vecchia e quella sua frase che mi coinvolgeva: “Tulì pù bon oman, a voi neca mè che e babì e véga Coppi e Baldini!” (Prenda pure buon uomo, voglio anch'io che il bambino veda Coppi e Baldini!) 
E fu così che il babbo poté dare compimento a ciò che aveva in animo. Arrivammo fino ad un grosso ma non molto alto albero, posto fra una transenna ed un fossato che avevamo scavalcato per raggiungerlo. Grazie alla scala, potemmo salire su quell’albero senza pericolo alcuno, vista la sua robustezza. Addirittura ci potemmo sedere, tant’è che la prima frase che uscì a babbo, dopo esserci sistemati fu, contrariamente al suo solito, in italiano: “Che fortuna abbiamo avuto Maurizio!” Effettivamente la visuale era stupenda: sotto di noi le teste dei tanti e la strada visibile per metri e metri fino all’arrivo. Dopo non più di due minuti, passò Jacques Anquetil e la mia esclamazione di bambino, dopo il passaggio del francese, quando il baccano s’era attenuato, fu: “ Ma babbo quello piscia dalla faccia” – e giù le risate di tutti coloro che avevano sentito. Effettivamente la sudorazione del francese come quella di Ercole, che vidi poi più tardi, erano qualcosa di incredibile. Di tutti i corridori che mi sono passati davanti o di cui ho scritto, nei tanti anni intercorsi da quel giorno, nessuno mi ha lasciato la medesima impressione di Anquetil e dell’amico Baldini. Venne finalmente il momento di Fausto Coppi. La gente all’annuncio del suo passaggio impazziva, urlava, piangeva di gioia. Rimasi stupefatto. La mia reazione di bimbo fu quella di accostarli alla mia età, perché anche loro piangevano come capitava sovente a me. Non solo, ma mi chiedevo cosa poteva essere stato quel corridore per loro, visto che ai miei occhi era apparso tanto più vecchio degli altri, pieno di rughe, con una smorfia che rendeva la sua bocca aperta e sofferente come quando a me capitava di dover mangiare, perché costretto, i cavolfiori. Pensavo tanto.....e ad ogni passaggio di Coppi, aumentava in me la convinzione che diventare importanti corridori in  bicicletta, doveva essere davvero speciale. La corsa finì e vinse Baldini, il Campione del Mondo, che correva in casa, ma quella doveva essere davvero la giornata di Fausto e lo capii quando, dopo il suo arrivo, gli misero sulla maglia bianca quella rosa, con tanti fotografi armati di quelle mastodontiche macchine del tempo, che lo volevano fotografare. Guardai babbo e gli dissi: “Ma perché sono tutti per Coppi, quando la voce che sembra un tuono, ha detto che ha vinto Baldini?”. Mio padre si lasciò andare ad un largo sorrise e mi rispose: “Ricorda questo giorno e quando sarai grande lo capirai, magari scriverai di lui, come fa la Dada oggi”. Aveva ragione.



Commento inserito da Andrea Gorini in data 23/06/2018 18:33:19

Il destino dell'ex 'Tendicollo Universal': il vasto edificio del centro sarà demolito e ricostruito

Sarà demolito e ricostruito ex-novo: è il destino del grosso fabbricato tra via Maceri e via Francesco Nullo che a Forlì viene comunemente chiamato 'ex-Universal'. Si tratta della struttura dismessa, di proprietà comunale che si trova tra piazza del Carmine e via Regnoli. Dopo 11 anni di tentativi, un soggetto privato ha partecipato al bando per l'acquisizione della struttura, offrendo l'importo a base d'asta di 200mila euro. Il compratore si è aggiudicato così 6.370 metri quadri disposti su 5 piani (seminterrato, rialzato e tre piani). Ma il dato è poco significativo, dal momento che la struttura, realizzata nel 1962, sarà demolita e ricostruita completamente.

Il bando comunale consente la ricostruzione di un edificio con 5 piani fuori terra (oltre al piano interrato o seminterrato), con altezza massima non superiore a 17,5 metri e come massimo ingombro quello determinato dagli allineamenti sui fronti stradali di via Maceri e via Nullo e la creazione di una corte interna per garantire aerazione e illuminazione a tutti gli appartamenti. Il Comune inoltre chiede l'arretramento della struttura di almeno 2,5 metri rispetto al fronte stradale dell'ultimo piano fuori terra (sia su via Maceri sia su via Nullo), così da mantenere più o meno la sagoma dell'edificio attuale. 

Ad aggiudicarsi il bando è una società pubblico-privata, specializzata in social housing, la 'Investire Sgr', a sua volta di proprietà di 'Emilia Romagna Social Housing', partecipata da Cassa Depositi e Prestiti, Unicredit ed anche dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Si tratta dello stesso soggetto che a Meldola ha curato il recupero della Casa di accoglienza 'San Giuseppe' a servizio dell'Irst. L'obiettivo del progetto, che impegnerà alcuni milioni di euro, è la realizzazione di abitazioni in “social housing”, vale a dire a prezzi di acquisto o affitti calmierati, pur trovandosi sul libero mercato e quindi non nel sistema ingessato delle case popolari pubbliche. Il progetto è finalizzato a tutti i nuclei famigliari in una “fascia grigia” che pur non potendosi permettere canoni o mutui sul libero mercato, tuttavia non rientrano nei parametri degli alloggi pubblici, per i quali comunque esistono tempi di attesa lunghissimi, come per esempio giovani coppie, nuclei monogenitoriali, anziani e famiglie con disabili. Il progetto sarà meglio dettagliato in futuro.

La storia del palazzo                                                            

L’edificio fu edificato nel 1962, successivamente alla demolizione del fabbricato preesistente nell'ambito di un isolato del centro storico, uno “sfregio” rispetto alla struttura urbanistica della parte centrale della città, come purtroppo molti ce ne sono stati in centro con la ricostruzione del Dopoguerra. Negli anni l'edificio ha ospitato diverse attività di tipo terziario e artigianale fra cui un albergo (che occupava i piani secondo e terzo), ma anche la fabbrica di tendicollo per camicie “Universal”, con le attività di confezioni e merceria all’ingrosso al piano terra. Della “Tendicollo Universal” rimangono poche tracce se non delle insegne scolorite sui vetri. L'attività sponsorizzò una famosa corsa ciclistica a cronometro, il Trofeo “Tendicollo Universal” che si disputò tra il 1958 e il 1979 sulle strade tra Forlì e Castrocaro e che vide la partecipazione dei grandi campioni del ciclismo dell'epoca. L'albo d'oro annovera tra i vincitori Ercole Baldini, Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Francesco Moser, Bernt Johansson.

La struttura è stata poi sede di circoli e associazioni sportive negli anni Ottanta e Novanta, fino all'utilizzo come sede della 1° Circoscrizione cittadina ed in parte come alloggi pubblici. Dal 2007 l'edificio è stato dismesso, dopo 45 anni di utilizzo per finalità diverse. L'immobile era da tempo inserito nel Piano alienazioni del patrimonio immobiliare. In passato vi sono state diverse aste pubbliche (12 dicembre 2007, 8 aprile 2008 e 5 novembre 2015), tutte andate deserte. L'ultima per un importo di 400mila euro. Nel 2012 vide una breve parentesi di “ritorno alla vita” con un'occupazione abusiva da parte di un centro sociale che prese il nome di 'Maceria' dal nome della strada attigua, via Maceri. Venne sgomberato dalla Polizia e riconsegnato al Comune. Un'occupazione che non è stata del tutto inutile, dal momento che partiva da una richiesta di “casa per tutti”: l'housing sociale andrà in quella stessa direzione. Il Comune ha imposto al compratore di tutelare gli undici dipinti murali dell’artista forlivese Irene Ugolini Zoli presenti all'interno.




Commento inserito da Andrea Gorini in data 20/07/2018 17:55:27

Nel mese di giugno del 2018 il Comune di Forlì ha assegnato all’asta l’ex Hotel Universal.
Per la precisione: UNIVERSAAL con due “A”.
L’edificio, che si trova tra le vie Maceri e Francesco Nullo, è stato così legato ad un futuro di housing sociale e di riqualificazione urbana che riporterà vita in un luogo della città tanto centrale, quanto dimenticato. Ad aggiudicarsi l’immobile è stata la società “Investire Sgr” che fa capo a “Emilia Romagna Social Housing”.
Si chiuderà quindi con una demolizione e una ricostruzione la breve e sfortunata storia di un edificio che a Forlì ha rappresentato una nuova idea imprenditoriale e un interessante (e discusso) disegno di architettura moderna inserito nel tessuto del centro storico. Idea nuova perché, oltre all’albergo, al suo interno l’immobile comprendeva attività commerciali e industriali legate alla produzione del famoso Tendicollo. Tutto sotto il nome di “UNIVERSAAL”.

La prima licenza edilizia per la realizzazione dell’edificio è del 1961. Prevedeva un seminterrato e due piani fuori terra destinati solo alla sede commerciale dell’azienda Tendicollo. Ma già nel 1962 i fratelli Ugolini, Bruno in prima persona, ottennero la concessione per l’elevazione di altri due piani da destinare all’attività alberghiera. Al secondo piano dell’edificio erano previsti i servizi generali dell’hotel: la sala da pranzo, il bar e una serie di sale e salette che, secondo l’intenzione del progettista e dei proprietari, dovevano colmare la mancanza di spazi per riunioni, conferenze e incontri, riscontrata a Forlì dai commercianti e dagli industriali. Il terzo ed ultimo piano era quello delle camere. Se ne contavano quasi una trentina. La realizzazione dell’immobile fu affidata all’impresa edile Zuccherini. Per dare spazio ad un allargamento stradale, sia di via Maceri che di via Nullo, la costruzione del nuovo immobile fu realizzata in arretramento rispetto le vecchie costruzioni demolite.

La sala da pranzo dell’hotel UNIVERSAAL di Forlì. Cartolina, anni Sessanta. Raccolta privata.

In quel momento “Bruno Ugolini e fratelli” si presentavano  come “Grossisti e depositari di prodotti di marca”, erano “Concessionari Calze Omsa” e vantando sulla carta intestata della propria azienda lo stemma del famoso Calzaturificio di Faenza. La loro sede era in via Arnaldo da Brescia e trattavano “passamanerie, chincaglierie, mercerie, profumerie, specialità pelletterie”.

Il progettista dell’UNIVERSAAL è il famoso architetto Annibale Fiocchi. Fiocchi, nato a Milano nel 1915 e deceduto ad Ivrea nel 2011, dopo un breve esperienza nello studio di Giuseppe Terragni (il massimo esponente del Razionalismo), dal 1947 al 1954 diresse l’ufficio di architettura dell’Olivetti ad Ivrea. Collaborò con importanti architetti italiani e meritò importanti riconoscimenti internazionali. Lavorò a Milano e Varese, al laboratorio Solvay, al calzaturificio Varese. Sua è l’innovativa colonia Olivetti a Massa Marittima. Un volume a lui dedicato,  scritto nel 2007 da  Luca Gibello e Paolo Mauro Sudano per Aion, porta il titolo: Annibale Fiocchi Architetto. Con lui, negli anni ’60, arrivarono a Forlì le idee di quell’Ivrea che nel 2018 sarà decretata dall’Unesco: Patrimonio Industriale del XX Secolo.

La firma di Annibale Fiocchi sul progetto UNIVERSAAL. Archivio Comune di Forlì. Particolare.

La Hall dell’hotel UNIVERSAAL. Immagine tratta da pieghevole pubblicitario. Raccolta privata.

Da un concordato per un fallimento del 1966, presero il via vendite parziali dell’immobile. La parte ad albergo divenne dell’Ente Ospedale Morgagni e successivamente del Comune di Forlì. Lo stesso Comune completerà l’acquisto da privati ricomponendo l’intero edificio che per anni ospiterà: associazioni di volontariato, il circolo della Forti e Liberi ciclismo, la circoscrizione 1 e molte altre attività culturali e istituzionali. Nel tempo, l’immobile ormai in disuso, conobbe anche un’occupazione abusiva subito ricomposta.

Poi la vendita, non facile, per la riqualificazione di un’area che ne sentiva e ne sente il bisogno. L’assegnazione ha consentito lo sventramento e la ricostruzione secondo gli indirizzi di Piano Regolatore, ma con i vincoli di housing  definiti nel bando di vendita. E un vincolo artistico-patrimoniale:  il salvataggio e la collocazione nel nuovo complesso di una decina di opere che la pittrice forlivese Irene Ugolini Zoli aveva creato proprio per i locali dell’Hotel UNIVERSAAL. Una di queste rappresentava la lunetta romanica del portale di San Mercuriale.

Altre foto dell'Hotel Universal 




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