Da testimonianze varie si è saputo che nel 1930, alla confluenza dei fiumi Rabbi e Montone, fu individuato il luogo dove costruire il nuovo sanatorio a Vecchiazzano e nel 1931 iniziarono gli scavi per le fondamenta del primo padiglione. Per agevolare il reperimento del materiale edile si approfittò del fiume Montone, che tuttora confina con l´ex-complesso sanatoriale e così si crearono diverse cave di ghiaia. In seguito, circa nel 1935/36, per dividere la sabbia dal ghiaino e dalla ghiaia si pensò di costruire una struttura in cemento armato a quattro piani che permettesse la divisione del materiale sul posto. Detta divisione avveniva con un sistema a setaccio. I cavatori di ghiaia spesso, immersi nell´acqua fino alla cintura, coi badili caricavano la ghiaia su una specie di carrello a motore che viaggiava su rotaie fino alla nuova struttura meccanica di separazione. Il mezzo a carrello era condotto da certo Zantôn, che abitava nel palazzo Lacchini, in via della Punta, ora Castel Latino. Dato che le cave di ghiaia erano state aperte anche nel lato di S. Varano, fu costruito un ponte in legno sul fiume che permetteva il passaggio del carrello a motore. In quel tempo non esisteva un vero ponte che permettesse il passaggio da Vecchiazzano a S. Varano per cui l´attraversamento del fiume avveniva tramite un "Caronte", una specie di zattera o barca di legno legata da una corda per l´attraversamento. Il "Caronte" era condotto da Pasquale Caroli detto Pachin, nato il 4 aprile 1904. INTERESSANTE OSSERVARE ATTENTAMENTE E LEGGERE LA DIDASCALIA DELLA PRIMA FOTO.

A sinistra della foto il "Caronte" di Pachin e a destra, in alto, il selezionatore di ghiaia ancora in costruzione
Il selezionatore di ghiaia come si presenta oggi (foto Andrea Gorini 2007) |