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Articolo inserito da Maurizio Ricci in data 10/11/2007
Ciclismo
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La Paris-Brest-Paris di Giorgio Zauli, dall'attualità alla sua storia agonistica

Il Team Outsider ha festeggiato ieri, 9 novembre 2007, l’impresa di Giorgio Zauli alla Parigi-Brest-Parigi. L’occasione, ci offre la possibilità di aggiornare quanto fatto dall’amico Giorgio, su una proiezione statistica e, perché no, storica. Innanzi tutto, i numeri di questa edizione della Randonnèe più famosa del mondo, che ha registrato il record di iscritti e di arrivati in tempo massimo: Distanza – 1227 chilometri Iscritti – 5312 Non Partiti – 152 Ritirati durante la prova – 1430 Giunti fuori tempo massimo (90 ore) – 122 Arrivati – 3608 Omologati – 3603 (5 sono stati successivamente squalificati) Il nostro Giorgio Zauli, del Team Outsider, pettorale 1462, ha impiegato 67 ore e 48 minuti. Per quello che vale, in quanto la Parigi Brest Parigi è, prima di tutto, una sfida con se stessi, Giorgio è giunto 441esimo assoluto (su 3603 omologati) e 30esimo fra gli italiani. Alla prima esperienza non è davvero poco, soprattutto in considerazione di un maltempo che ha infastidito e reso ancor più ardua la prova. Ma ci sono altri raffronti possibili, ovviamente di semplice curiosità, stavolta direttamente collegabili alla storia della Parigi- Brest-Parigi, quando la manifestazione era una corsa del calendario mondiale dei professionisti, ovvero nelle edizioni che stanno fra il 1891 e il 1951 compreso. Guardando i dati, scopriremo che Giorgio, ripeto, per quel che può valere, ha fatto meglio del primo vincitore…. che era pur sempre un grande dell’epoca pionieristica del pedale. Ora, in considerazione dei tanti appassionati di ciclismo che popolano il sito, voglio aggiungere a questa pagina, uno zoom sugli estremi di ogni edizione agonistica della corsa. Lo farò, arricchendo i dati statistici, con un breve ritratto sui vincitori. Ne uscirà un lavoro inedito, per taluni vincenti, addirittura come una “prima”, relativamente ai lettori italiani. 1891 Data di gara: 06 – 16 settembre 1891 Distanza da percorrere: 1196 chilometri Iscritti: 400 Partenti: 206 Arrivati: 100 Omologati: 98 (due furono squalificati) Ordine d’Arrivo: 1) Charles Terront (Francia) in 71 ore e 27 minuti 2) Pierre Jiel Laval (Francia) in 80 ore e 1 minuto 3) Henri Couillibeuf (Francia) in 94 ore e 53 minuti Charles Terront

Nato il 25 aprile a Saint Quen (Francia) e morto a Sainte Margherite (Francia) il 31 ottobre 1932. Il pioniere per eccellenza del ciclismo francese. Furbo, scaltro sulla bici e signorile nel portamento fuori dal ciclismo, imperversò letteralmente nel lustro che va dal 1888 al ’93. Baffi in perfetto stile d’epoca, a manubrio, calzoni alla zuava, mulinava i pedali di quelle bici rudimentali, con una velocità ed una resistenza che lo portarono ben presto alla notorietà e alla fantasia popolare. Correva dappertutto, secondo lo schema di quei tempi, ma erano le gare di estrema durata le predilette. La Parigi Brest Parigi, rappresenta la “chicca” del suo eccellente palmares. Fu una vittoria colta con l’aggiunta di una componente determinante: la sua incredibile capacità di fermare il tempo, dimenticando la fatica e la stanchezza, fino al raggiungimento dell’obiettivo. Infatti, a 300 chilometri dal traguardo, il connazionale Jiel-Laval, poi secondo classificato, lo precedeva di un paio d’ore, ma si fermò a riposare, convinto che, primo o poi, anche Terront lo facesse. Invece, il formidabile Charles, soprannominato “L’uomo corridore”, non si fermò e alla fine lo anticipò di ben 9 ore. All’attivo del baffuto di Saint Quen, anche due Campionati di Francia dei 100 chilometri, nel 1888 e nel 1889. Nel 1892 poi, il connazionale Jean Marie Corre, che alla Parigi Brest Parigi dell’anno prima, era giunto quarto ad un giorno di distacco, lo sfidò, in un memorabile confronto sui 1000 chilometri, dietro allenatori umani (40 per ciascuno), al Velodromo d'Hiver di Parigi. Fu una battaglia incredibile. I due dovevano correre almeno 24 ore senza soste di riposo, come da meta classica dell’epoca, ma mentre Corre, ogni tanto, si fermava per fare i suoi bisognini, Terront continuò imperterrito a pedalare, facendo pipì all’interno di una camera d’aria, chiusa da una parte, ed ovviamente tagliata, che si faceva passare al volo e che poi restituiva al giro successivo. Vinse la sfida naturalmente. Nel palmares di Charles, anche quattro Sei Giorni, ed una serie di record sia su strada che su pista. Da notare che su strada, in 24 ore, percorse 546 km e 327 metri nel 1889, mentre nel 1892, fra il 6 e l'8 settembre, coprì i 1000 km da Parigi a Brest ad Alencon, ad una media assai superiore, rispetto a quella della sua vittoria nella classica Parigi-Brest-Parigi, dell’anno precedente. In Francia, l’agnomen Terront, significa….ciclismo. 1901 Data di gara: 17 – 25 agosto 1901 Distanza da percorrere: 1196 chilometri Iscritti: 41 professionisti e 166 amatori Partenti: 25 professionisti e 114 amatori Arrivati: 15 professionisti e 73 amatori Omologati: tutti. Ordine d’Arrivo: 1) Maurice Garin (Italia*) in 52h11’01” 2) Gaston Rivierre (Francia) in 54h06’46” 3) Hippolyte Aucouturier (Francia) in 54h49’38” * Il sito ufficiale della Parigi Brest Parigi colloca Maurice Garin come francese, ma la naturalizzazione transalpina dello “spazzacamino valdostano”, avvenne il 21 dicembre del 1901, quindi, quando vinse la corsa era ancora italiano. Maurice Garin

Nato ad Arvier (Italia) il 3 marzo 1871, naturalizzato francese il 21 dicembre 1901 e morto a Lens (Francia), il 19 febbraio 1957. E’ stato il primo vero campione del ciclismo "eroico". Nato in Valle d'Aosta, emigrò fanciullo in Francia, per lavorare, approfittando della sua bassa statura, come spazzacamino. Di lì l’origine del suo soprannome principale: "le petit ramoneur", “il piccolo spazzacamino”. In terra transalpina, trovò ben presto fama e fortuna grazie alla bicicletta. Grande pedalatore, dotato di un fondo straordinario e di una regolarità incredibile, si determinò come uno degli assi più celebrati del periodo. Nel suo palmares, due Roubaix, la massacrante Parigi-Brest-Parigi, la Bordeaux-Parigi e, soprattutto, la prima mitica edizione del Tour de France nel 1903. Un curriculum di qualità, che avrebbe potuto essere più ricco, se non avesse subito una clamorosa squalifica nel Tour vinto nel 1904, dove gli inganni e le malefatte dei ciclisti, portarono all'eliminazione dei primi quattro della classifica finale e alla squalifica per due anni. Proclamatosi sempre innocente, si rifiutò sdegnato di chiedere la grazia, ed abbandonò l'attività agonistica a quasi 34 anni. Nel 1911 (40 anni), rientrò, per un breve periodo, alle corse come amatore e giunse 9° nella Parigi-Brest-Parigi (3° fra i “Touristes-Routiers”). In carriera si cimentò anche sulle classiche prove in linea e di fondo su pista, come la 800 chilometri di Parigi, la 24 Ore di Liegi e la 24 Ore di Parigi, gare tutte vinte ed alle quali seppe poi aggiungere un record significativo: 500 chilometri su strada, con allenatori, in 15h2'32", il 3 e 4 febbraio 1895. Anche due suoi fratelli, Cesare e Ambroise, furono ciclisti di una certa rilevanza a cavallo dei due secoli, ma non possedevano le qualità di Maurice. Personaggio di spicco per loquacità e carattere, nonché uomo poco incline ai compromessi, Garin, si costruì imprenditore di buon successo (aprì assieme al fratello Louis, una stazione di servizio a Lens) e spostò la sua poca disponibilità caratteriale, anche sul piano sentimentale: si sposò infatti quattro volte. 1911 Data di gara: 25 – 27 agosto 1911 Distanza da percorrere: 1196 chilometri Iscritti: 17 professionisti e 131 amatori Partenti: 13 professionisti e 91 amatori Arrivati: 9 professionisti e 62 amatori Omologati: 69 (due furono squalificati) Ordine d’Arrivo: 1) Emile Georget (Francia) in 50h14’24” 2) Octave Lapize (Francia) in 50h34’ (note: uno dei più grandi corridori della storia del ciclismo prima della seconda guerra mondiale) 3) Ernest Paul (Francia) in 50h48’ Emile Georget

Nato a Bossay sur Claise (Francia) il 21 settembre 1881 e deceduto a Chatellerault (Francia) il 16 aprile 1960. Resistente come pochi, aveva bisogno di prove più dure del già imponente solito dell’epoca, per emergere. Infatti, legò il suo nome alle due corse più massacranti del periodo: la Bordeaux-Parigi, che vinse nel '10 e nel '12 (e fu 3° nel 1908 e 1909) e la Parigi-Brest-Parigi che lo vide vincitore nell'11. In quest’ultima, seppe regolare di una ventina di minuti, colui che era da considerarsi l’idolo di Francia, nonché il più grande corridore dell’epoca, ovvero il leggendario Octave Lapize. Ma Georget, non era proprio un corridore di seconda fascia, anzi, il Lapize, lo aveva già battuto e dominato in occasione dei Campionati francesi del 1910. Il Tour de France, invece, che Emile disputò nove volte, pur donandogli ulteriore popolarità, non riuscì mai a vincerlo. Fu 4° nel 1905, 5° nel 1906, 3° nell'11 e 6° nel '14. E non ci riuscì nemmeno nel 1907, quando lo dominò stupendamente conquistando ben sei tappe, prima di essere penalizzato, per irregolare cambio di bicicletta. Alla fine, dovette accontentarsi del terzo posto, dopo Petit-Breton e Garrigou. Nella storia del Tour però, Emile Georget resterà incancellabile per essere stato il primo a passare la vetta del Galibier nel 1911, quando la mitica salita venne inserita per la prima volta nel tracciato della Grande Boucle. Anche su pista si fece valere: vinse nel 1906 la 24 Ore di Bruxelles e la Sei Giorni di Tolosa in coppia con il fratello maggiore Leon. Georget, eccellente agonista (in corsa si dice fosse cattivo come pochi), pedalava un po’ sgangherato, diciamo che fu un precursore di Michael Pollentier o del vicino Escartin, ma era formidabilmente redditizio. 1921 Data di gara: 02 – 04 settembre 1921 Distanza da percorrere: 1196 chilometri Iscritti: 49 professionisti e 76 amatori Partenti: 44 professionisti e 62 amatori Arrivati: 10 professionisti e 47 amatori Omologati: 53 (due furono squalificati e due giunsero fuori tempo massimo) Ordine d’Arrivo: 1) Louis Mottiat (Belgio) in 55h07’08” 2) Eugene Christophe (Francia) in 55h30’33” 3) Emile Masson (Belgio) in 55h30’38” Louis Mottiat

Nato a Bouffioulx (Belgio) il 6 luglio 1889, morto a Gilly (Belgio) il 5 giugno 1972. Soprannominato l’Uomo di Ferro, Mottiat, è da considerarsi uno dei migliori corridori valloni di tutti i tempi, nonostante il forzato fermo della guerra, che gli tolse annate di gran forza. Resistente, tenace e dal fondo inesauribile, collezionò le corse più dure, ma non i grandi giri per la sua difficoltà a tenere la concentrazione alta su più giorni. Poteva vincere, come vinse, prove lunghissime senza soluzione di continuità, ma quando fra una tappa e l’altra insisteva il riposo, era facile alle amnesie, o, più propriamente, a qualche incontro di troppo con le donzelle dalle dimore particolari. Prima del conflitto s’aggiudicò la Bordeaux-Parigi del '13, la Parigi-Bruxelles del '14 e il Giro del Belgio del medesimo anno. Dopo: la massacrante Bordeaux-Parigi-Bordeaux del '20 e la Parigi-Brest-Parigi dell'anno successivo (due corse di 1200 chilometri, dove stracciò tutti gli avversari, lasciando i secondi, rispettivamente a 1h48’ e 23’); nuovamente il Giro del Belgio (dove conquistò complessivamente sei tappe) nel 1920; una formidabile doppietta alla Liegi-Bastogne-Liegi del '21 e del '22 e la Parigi-Tours nel 1924, a 35 anni. Al Tour de France vinse complessivamente 8 tappe. Non si contano i piazzamenti che raccolse lungo i 14 anni di professionismo. Un personaggio, che ha tradotto sulla bicicletta tanto, ma che, paradossalmente, poteva fare di più, senza i suoi vizietti…. 1931 Data di gara: 04 – 06 settembre 1931 Distanza da percorrere: 1186 chilometri Iscritti: 33 professionisti Partenti: 28 professionisti Arrivati: 14 professionisti Omologati: tutti. Ordine d’Arrivo: 1) Hubert Opperman (Australia) in 49h23’30” 2) Leon Louyet (Belgio) in 49h23’30” 3) Giuseppe Pancera (Italia) in 49h23’30” Note (1): Al traguardo, col medesimo tempo dei primi tre, per una volata incredibile, giunsero anche il belga Emile Decroix (4°) e il francese Marcel Bidot (5°). Note (2): Due giorni prima della gara professionistica, si svolse una randonnèe per amatori, che vide la partenza di 60 atleti, dei quali 44 giunsero al traguardo. Hubert Opperman

Nato a Rochester (Australia) il 29 maggio 1904 e morto a Melbourne (Australia) il 18 aprile 1996. Il primo australiano che abbandonò le corse in patria, per giungere nel continente storico del ciclismo. Visti i risultati, si può dire che Hubert Opperman, non sia stato solo un pioniere del ciclismo australiano, ma un campione con una sua precisa dimensione e collocazione internazionale. Il primo viaggio dall’Australia all’Europa, lo compì nel '28. Appena giunto in Francia disputò, giungendo 8°, la Parigi-Rennes e fu 3° nella Parigi-Bruxelles. Mal spalleggiato e senza esperienza non figurò adeguatamente nel Tour de France. Fu poi sulla pista a dargli modo di fare sensazione: si aggiudicò infatti la Bol d'Or coprendo la distanza record di km 950,060 e lasciando gli avversari a distanze abissali: Mouton fu 2° a 106 giri, Hout 3° a 155, Sellier 4° a 155, Urango 5° a 498. Nel '31, si impose nella Parigi-Brest-Parigi, battendo in volata il belga Léon Louyet ed altri quattro corridori, correndo alla media di 24, 121 kmh. Fu un epilogo che non ha paragoni nella storia delle manifestazioni di durata. Ma nel suo curriculum, composto da una quarantina di vittorie, figurano pure quattro campionati nazionali, il Gran Premio di Victoria '27, il Giro di Tasmania '29, il Circuito Bourbonnais, in Francia, nel 1931 e il Memorial Bidlake, in Gran Bretagna, nel 1934. All’attivo della sua lunga carriera, anche una striscia di record non indifferente. Notevole quello delle 24 Ore con allenatore in moto, dove coprì la distanza di km 1384, all'incredibile media di km/h 57,669. Anche fuori dal ciclismo, fu una figura di spicco. Dopo aver combattuto sul fronte del Pacifico e in Asia Orientale, come pilota di caccia-bombardieri, nel '49 venne eletto deputato (lo fu fino al '67), ricoprendo gli incarichi di aggiunto del Primo Ministro, di Ministro dei Trasporti, poi del Lavoro e, infine, dell'Immigrazione. Finita la parentesi direttamente politica, si dedicò alla carriera diplomatica. 1948 Data di gara: 03 – 05 settembre 1948 Distanza da percorrere: 1182 chilometri Iscritti: 55 professionisti Partenti: 46 professionisti Arrivati: 11 professionisti Omologati: tutti. Albert Hendrickx (Belgio) in 41h36’42” Francois Nouville (Belgio) in 41h36’42” Mario Fazio (Italia) in 41h37’40” Note (1): Anche in questa occasione, si poté assistere ad una volata incredibile, fra fatica e sonno, fra i due belgi che, solo negli ultimi 5 chilometri, staccarono l’italiano Fazio. Note (2): Due giorni prima della gara professionistica, si svolse una randonnèe per amatori, che vide la partenza di 189 atleti, dei quali 152 giunsero al traguardo. Albert Hendrickx

Nato a Kalmthout (Belgio) il 19 giugno 1916 e morto ad Hasselt (Belgio) il 13 maggio 1990. Classico corridore fiammingo, tenace, furbo e veloce, si dimostrò subito atleta di rango. A soli 19 anni, infatti, era già un professionista capace di giungere secondo, in una prova di buon livello come la Parigi Hirson, ma l’incontro con la vittoria non giunse immediatamente. Nel 1937, a 21 anni, si piazzò secondo nella Parigi Roubaix, battuto dall’italo-francese Jules Rossi, ma qualche settimana dopo, riuscì finalmente a vincere. Accadde nella semiclassica belga, Antwerpen – Gent – Antwerpen (traguardo che poi bissò nel 1940). Sembrava dovesse crescere ancora, ma non fu così. Nel corso degli anni, Hendrickx, si dimostrò ottimo corridore, ma la sua carriera si coprì di piazzamenti e di pochi successi, anche a causa della Seconda Guerra Mondiale. Di nota, nel periodo antecedente il confitto, la vittoria nella Parigi Belfort nel ’38 ed una tappa del Giro del Belgio del medesimo anno. Dopo la guerra, pur anziano, i suoi pezzi migliori, con le vittorie nella Parigi Brest Parigi nel ’48 e la Wien-Graz-Wien nel ’49. Visto l’ottimo potenziale e il lusinghiero inizio, ci si attendeva da Hendrickx qualcosa di più. Dopo anni, si scoprì, grazie pure alle sue ammissioni, che da corridore si era dedicato con troppa alternanza ai ritmi imposti dal ciclismo. Gli piaceva vivere, amava la birra e faceva sovente le ore piccole. D’altronde, anche il suo soprannome, “il calzino”, andava in certe direzioni. Già, proprio così, perché assonnato, era solito dimenticare di calzarne due… Classico fiammingo 1951 Data di gara: 07 – 09 settembre 1951 Distanza da percorrere: 1182 chilometri Iscritti: 41 professionisti Partenti: 34 professionisti Arrivati: 11 professionisti Omologati: tutti. 1) Maurice Diot (Francia) in 38h36’42” 2) Edouard Muller (Francia) in 38h36’42” 3) Marcel Hendrickx (Belgio) in 38h46’40” Note (1): Anche in questa occasione, l’epilogo si consumò in volata, con Diot che la spuntò nettamente sul connazionale Muller. I due, a 60 km dal traguardo, erano riusciti a staccare Hendrickx, il vincitore dell’edizione precedente. Note (2): Due giorni prima della gara professionistica, si svolse una randonnèe per amatori, che vide la partenza di 458 atleti, dei quali 379 giunsero al traguardo. Maurice Diot

Nato a Parigi (Francia) il 13 giugno 1922 e morto a Migennes (Francia) il 4 marzo 1972. Lo chiamavano "il tignoso" per la caparbietà con la quale inseguiva la vittoria. Diot era un velocista, ma, soprattutto un tipo originale. Una prova? Dopo aver colto il secondo posto alle spalle di Fausto Coppi nella Parigi-Roubaix del 1950, disse: "Oggi ho vinto io, perché Coppi era davvero troppo forte, fuori concorso". I successi più prestigiosi di Diot, furono la Parigi-Bruxelles del '49 e, due anni dopo, proprio l’ultima edizione della Parigi-Brest-Parigi aperta ai professionisti. Partecipò a sei Tour de France, ma si ritirò 4 volte, vinse una tappa nell'edizione del '47. Fra le altre vittorie conquistate (una ventina in tutto), spiccano: il Tour della Manica, il GP d’Esperaza, il GP Catox, il GP de l’Echo d’Oran, il GP du Pneumatique, una tappa alla Parigi Nizza, il Tour de Loiret e die tappe del Giro d’Europa. Notevoli i suoi piazzamenti di prestigio, in particolare nella Bordeaux-Parigi (due volte secondo ed una terzo) e nella Liegi Bastogne (una volta secondo). Chiuse la carriera nel 1958, dopo aver militato Il personaggio Diot, era un autentico guascone e, per quanto si dedicasse al ciclismo con sufficienti attenzioni, una notorietà la deve anche alle sue imprese extrasportive, soprattutto quelle notturne da rubacuori, nonché alla sua mania delle sfide a braccio di ferro. In carriera ha corso da compagno di squadra di autentici campioni, come Schotte, Maes, Van Steenbergen, Koblet, Kubler, Darrigade, Morì tragicamente nel '72, travolto da un’automobile davanti alla sua abitazione. Morris (Maurizio Ricci)

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