Nel maggio del 1944, la nuova chiesa di Vecchiazzano, ancora in fase di completamento, venne requisita dal comune di Forlì per trasferirvi una parte della biblioteca pubblica. Venerdì 19 maggio 1944, alle ore 10 circa, Forlì subì il primo bombardamento aereo degli alleati. Le zone più colpite furono quelle di S. Pietro e della stazione ferroviaria. Alla fine dell’incursione si contarono centinaia di morti. Rimase ucciso anche un giovane diciassettenne di Vecchiazzano, un certo Giuseppe Mosconi, mentre con la bicicletta tentava di fuggire da porta S. Pietro. La paura collettiva determinò nei cittadini uno sfollamento generale verso le campagne e i centri rurali limitrofi. Dopo la disastrosa battaglia di Montecassino, nel giugno del 1944, il fronte avanzò molto lentamente. Nel forlivese, intanto, giunsero a piedi con cavalli e con carretti i primi tedeschi in ritirata. Il 30 giugno sostarono anche a Vecchiazzano. Intanto, dall’imbrunire all’alba, incominciò a fare le sue apparizioni anche “Pippo”. Così era denominato, popolarmente, un aereo di perlustrazione delle truppe alleate. A Vecchiazzano con l’apparizione di “Pippo” la comunità iniziò a scavare i primi rifugi, in previsione di prossimi bombardamenti. Il rifugio più capiente, chiamato “il rivone”, fu quello scavato a sud sulla riva del fiume Rabbi, al confine col podere di casa Cióca. Nel luglio del 1944, la parrocchia di Vecchiazzano diventò una specie di deposito per munizioni. Il materiale bellico era nascosto e coperto da frasche sotto i filari delle viti, sotto gli alberi e sotto le siepi di biancospino lungo le strade e le “callaie”. Questi depositi erano collocati a distanza fra loro e disseminati lungo le strade S. Lorenzo, Tomba, Massa e Ladino. In questo periodo, fu più frequente ed insistente l’apparizione di “Pippo”, che segnalava l’avvicinarsi del fronte. Intanto, i tedeschi con un’ordinanza obbligavano tutti gli uomini delle classi 1910-1926 ad arruolarsi nella TODT, un’impresa tedesca che aveva in appalto i lavori di carattere bellico in Italia. Il rifiuto a parteciparvi equivaleva a sicura deportazione. Per questo motivo, fra il 17 e il 18 luglio, molti uomini di Vecchiazzano aderirono alla trebbiatura, poiché era compresa nello statuto della TODT. I partigiani, nell’attesa di un immediato arrivo delle truppe alleate e credendo di fare cosa gradita a coloro che erano costretti a partecipare alla TODT, rubarono e incendiarono le cinghie dei trattori, in modo da rendere impossibile la trebbiatura.
Purtroppo, il ritardo dell’arrivo degli alleati permise che l’8 agosto 1944 riprendessero i lavori. Nella foto - La chiesa di Vecchiazzano in fase di costruzione..
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