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Articolo inserito da Gilberto Cappucci in data 12/02/2010
Il paese
letto 5326 volte in 9 anni 5 mesi e 8 giorni (1,55)
una bella estate nelle campagne di vecchiazzano.

Era il 1962,avevo appena compiuto i 14 anni,la la scuola era gia'un ricordo,quando mia mamma mi affida il mio primo incarico di fiducia,distogliendomi cosi'dai miei amici,il compito era quello di trasportare il cibo ancora caldo al fratello maggiore che aveva trovato occupazione presso una cooperativa credo di vecchiazzano per la battitura del grano nelle campagne di vecchiazzano e dintorni.Tutto cio' comportava partire molto prima del mezzogiorno con la vecchia e pesante bicicletta del papa',ancora con i freni a stecche e larghi copertoni ma molto solida.Partivo da via I.Gervasi attraversavo caossi via dell'appennino lo stretto e vecchio ponte di vecchiazzano passavo nelle vicinanze del vecchio sanatorio sito nel punto piu' alto rispetto alla strada circondato dalla alta siepe di recinzione con i suoi profumati pini marini ed i degenti stravaccati nel parco,poi transitavo nelle vicinanze del cimitero inglese col il prato curatissimo ed di un verde intenso una vera oasi di pace.Poi giu' verso Ladino in cerca della famiglia che in quella giornata aveva la battitura del grano.non ricordo i nomi e neanche  i luoghi ma in trenta giorni e piu' sono transitato da oltre 20 famiglie.Le case coloniche erano quasi tutte lungo la via principale,un breve tratto di strada bianca e poi si entrava in questa grande aia,da un lato il grande cumulo di grano vicino la grande macchina in legno del battigrano ed l'immancabile  trattore con lunghe cinghie che faceva funzionare il tutto,attorno una miriade di persone che si alternavano nei vari compiti,gli uomini avevano i lavori piu' faticosi e rischiosi come stare in cima al pagliaio o alla macchina operatrice mentre le donne che non mancavano i piu' leggeri.Non ricordo di non avere mai visto gente stanca o sudata o alterata,ma persone in armonia e sorridente,il piu' felice di tutti era il colono che non mancava di passare con il bottiglione di sangiovese ed un unico robusto bicchiere dal quale tutti si abbeveravano e senza indugi.le abitazioni quasi tutte con la medesima forma rettangolare a due piani a fianco la stalla lo stavolo il pollaio la concimaia,ed i polli x l'aia era un bel vedere c'era sempre aria non ricordo di aver mai sudato anche per le salite della parte alta del paese.Il mezzogiorno era forse l'ora piu' bella,ad un cenno tutto si fermava e via a correre per prendere il posto migliore all'ombra,si mangiava con gusto e per fame,in compagnia promisqua con i piu svariati commenti in perfetta sintonia commentando il lavoro della mattinata con spunti arguti per le varie cappelle del momento.Amch'io consumavo il pasto in compagnia,mentre tutti si rilassavano io passavo in rivista la stalla accarezzando i vitellini appena nati e le vacche romagnole dal manto bianco e dalle lunghe corna.Alle due tutto ricominciava,ed io ripartivo per il ritorno fermandomi quasi ogni volta al bar della parrochia dove potevo dare qualche calcio al pallone e non mancava il vassoio pieno di panini profumati panini al salame.Con la pamcia piena dopo una bella galoppata in bici in un  contesto agricolo sano,solo nella maturita ho capito il valore della conservazione dell'ambiente e di quel paesaggio che oggi tutti vi invidiano e voi difendete con tutte le vostre forze.grazie

Gilberto Cappucci       S.dona di Piave (ve)

 

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