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Articolo inserito da Cristina Maltoni in data 31/10/2007
Info a Vecchiazzano
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HALLOWEEN....la notte delle streghe
Dolcetto o scherzetto?


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Commento inserito da Gilberto Giorgetti in data 01/11/2007 20:45:45
La festa di Hallowen è solo un surrogato di quella dei Becchi.
Negli ultimi anni del XX secolo, anche in Italia è esplosa l’usanza di festeggiare la notte delle streghe, sebbene questa tradizione pagana sia stata importata in America dagli europei. Ora, questa usanza, sotto una forma più consumistica e originale ci ritorna indietro come una novità, dimenticando che le attuali tradizioni americane presero vita con l’emigrazione europea del XVII secolo, quando si formarono delle grosse comunità che mantennero la loro cultura e la loro tradizione. Infatti, gli indigeni divennero una minoranza e inutilizzabili per compiere una radicale trasformazione coloniale.
Mentre l’America era ancora da scoprire, da tempo in Romagna si svolgeva la festa di S. Martino, più conosciuta come la fësta di béc (la festa dei cornuti). Questa festa coincideva con quella del travaso del vino, che paganamente concludeva la festa della vendemmia. Fu proprio durante i baccanali romani che si caratterizzarono le corna per i mariti traditi dalla moglie. Infatti, sotto gli effetti dell’alcool, dopo aver bevuto un intruglio di mosto col miele, si svolgevano delle orge dove i convenuti si mascheravano da satiri. In seguito, la tradizione volle che durante la sera del 10 e in quella del’11 novembre, giorno di S. Martino, nelle case e nelle osterie si spillasse il vino nuovo e si mangiassero le castagne. Questo periodo coincide anche con l’estate di S. Martino quando, approfittando di una temperatura ancora mite e dopo il raccolto dei campi, i contadini cambiavano sito. In Romagna, ancora oggi quando si trasloca usa dire: s’it fat S. Martén? (hai fatto S. Martino?).
In quei giorni e durante la notte di S. Martino, quanto la nebbia sotto i raggi lunari rifrange ombre sinistre, può diventare suggestivo immaginare schiere di ragazzi muniti di corna, campanacci e ferraglie varie, che con gran fracasso si recano lungo le strade, per le callaie e nelle aie dei contadini urlando a gran voce il nome del cornuto o del presunto tale. Oggi i ragazzi mascherati si presentano furbescamente nelle case e chiedono: dolcetto o scherzetto? Mentre una volta lo scherzo finiva sempre con insulti e imprecazioni da parte del poveretto che veniva preso di mira, in mezzo alle risate dei monelli che se la davano a gambe.
Sempre in quei giorni, per tradizione, l’immaginario collettivo voleva che i becchi, sotto forma di animali cornuti, andassero ad un convegno lungo la pianura e al loro ritorno non trovassero più la strada di casa, per cui, disperatamente, si sarebbero impigliati con le corna nei vari pagliai, nelle siepi e fra i rami degli alberi. Pero, mentre accadeva questo, sempre secondo la tradizione, le ombre dei mariti sarebbero rimaste in casa per ingannare la moglie con la loro presenza. Comunque, la festa dei becchi, oggi in disuso rimane una tradizione che ci riporta ad un’antica sabba medievale, di origine celtica, come quella di halloween.



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