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Articolo inserito da Pino Casadei in data 25/11/2015
Storia
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LA GAVETTA DI AGOSTINO GIORGETTI

Il vecchio parroco di Vecchiazzano (Forlì), don Biagio Fabbri, riporta nel suo diario i nomi dei 5 giovani della sua parrocchia, mandati a combattere sul fronte russo durante la seconda guerra mondiale, e che non fecero più ritorno presso le loro famiglie: Fabbri Aldo, Giorgetti Agostino, Mingozzi Nino, Poggiali Sebastiano, e Sartoni Emilio.
In questi ultimi tempi, è tornata d'attualità la vicenda di Agostino Giorgetti, padre del compianto Gilberto, che tanto ha scritto su questo sito, noto soprattutto per le sue appassionate ricerche storiche su Forlì e la sua Romagna.
Gilberto nacque il 4 gennaio 1941 e quindi non ebbe la possibilità di conoscere il padre in quanto nell'ottobre del 1942, Agostino fu richiamato alle armi e partì per il fronte russo, dove se ne persero le tracce nel gennaio del 1943.
Gilberto dedicò gran parte della sua vita a riordinare tutti i documenti e tutte le lettere che il padre aveva scritto ai suoi famigliari e amici soprattutto quelle alla moglie Pia e al fratello Silvio.
Grazie a questa ricca corrispondenza e anche ad alcune testimonianze di reduci, Gilberto riuscì a ricostruire i vari spostamenti del padre.
Nell'ultima lettera scritta da Agostino alla moglie, in data 9 gennaio 1943, scrive che si trova in una località a circa 30 km da Rossosch (Russia) e a 5 km dal Don, dove il fiume fa una grande curva.
Negli anni successivi alla guerra, non essendo stato possibile avere notizie certe della sua scomparsa,  Agostino Giorgetti fu dichiarato ufficialmente “Disperso”.
A pochi mesi di distanza dalla morte di Gilberto (20 luglio 2012) la vicenda di suo padre ritornò di attualità.
Nell’agosto del 2012, in occasione di uno dei tanti pellegrinaggi che gli alpini e parenti di reduci fanno dal 1992 nei luoghi della ritirata, nella località Popowka fu consegnata la gavetta di Agostino ad un componente del gruppo, Stefano Grazian che abita a Lugo di Vicenza.
Rientrato in Italia Grazian, grazie al fatto che la gavetta di alluminio era stata incisa da Agostino con il suo nome e cognome, anno di nascita e provenienza, fece ricerche per conto suo e dopo un anno rintracciò la famiglia Giorgetti.
Nel luglio 2013 Fabio Giorgetti, nipote di Agostino e figlio maggiore di Gilberto si recò a vedere la gavetta.
Grazian appurata la parentela consegnò la gavetta dicendo come ne era venuto in possesso e che nella casa a Popowka viveva ancora una anziana signora quasi centenaria.
Questo fatto imprevisto e commovente, fece scattare il desiderio di recarsi sui luoghi del ritrovamento della gavetta.
Andare anche solo in Russia a vedere dove era stato suo padre era una cosa che ha sempre sperato di fare Gilberto ma ultimamente, vista la sua impossibilità a muoversi, desiderava che almeno uno della famiglia si recasse in quei luoghi.
Solamente nel 2015 Fabio, riuscì a partire, aggregandosi ad un gruppo di ex alpini che si sono recati in “pellegrinaggio” nei luoghi della tragica ritirata dei nostri soldati.
Fabio è quindi partito l'8 agosto 2015 ed è ritornato il 18 dello stesso mese.
Ha avuto la possibilità di vedere la “Casa con lo steccato azzurro”, di incontrare la signora di 102 anni che aveva consegnato al signor Grazian la gavetta di Agostino, ed è seriamente intenzionato a ritornare in Russia, per continuare le ricerche, nella convinzione  che l'esperienza fatta nella scorsa estate gli sia di grande aiuto.

 

LA CASA CON LO STECCATO AZZURRO

Successivamente ha contattato la giornalista Patrizia Marchesini la quale ha pubblicato la storia di Agostino Giorgetti dal titolo “ La casa con lo steccato azzurro” nel sito dell’U.N.I.R.R. e Divisione Vicenza.

Tramite questi link si possono leggere:

Sito dell’U.N.I.R.R. :
http://www.unirr.it/testimonianze/212-la-casa-con-lo-steccato-azzurro-storia-di-agostino-giorgetti
http://www.unirr.it/memoria/gallerie-immagini/pellegrinaggi/il-viaggio-in-russia-di-fabio-giorgetti-agosto-2015

Sito della Divisione Vicenza :
http://www.divisionevicenza.com/277storie
http://www.divisionevicenza.com/soldato_giorgetti
Da tale scritto ho estratto queste poche pagine:
      
La casa con lo steccato azzurro
- Storia di Agostino Giorgetti-

Di te, di quanto ti è accaduto, mi sono sempre interessato fino a un certo punto.
C’era mio babbo, a occuparsene e solo dopo la sua morte mi sono reso conto di quanto avesse fatto, della tenacia nel cercare e cercarti.
Ho letto documenti e lettere, le tue tante lettere. All’inizio dando solo un’occhiata qui e là, senza indugiare troppo. Lui ha conservato tutto con cura, con amore. L’amore di un figlio per un padre mai conosciuto.
Aveva poco più di un anno, mio babbo, quando sei partito, ma – nonostante la consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno – per certi versi non ha mai smesso di aspettare.
È riuscito addirittura a riservarti un posticino in una mostra organizzata a Predappio nel 2010. Uno spazio per la tua storia scritta sulla neve e per gridare il suo no alla guerra, soprattutto a quella che ti aveva portato via. Ha predisposto ogni cosa, anche se all’epoca era già sulla sedia a rotelle.
Ora, con quanto è successo, ho cominciato a leggere tutto, maneggiando con estrema cautela la carta così sottile su cui scrivevi alla famiglia. Fra le tue quattro sorelle e i tre fratelli, Silvio era il tuo preferito. Con lui avevi un rapporto speciale, ed era a lui, oltre ai tuoi genitori, che mandavi notizie. A lui e a Pia, naturalmente... tua moglie, la madre di mio babbo.
Ho letto, nonno, e ho iniziato a conoscerti un pochino.
Sei nato a Sorbano, in provincia di Forlì nel 1915. Hai fatto il militare nella Regia Aeronautica. Nel settembre 1940 sposi Pia, in una chiesetta piccola, a Vecchiazzano.

 

AGOSTINO GIORGETTI CON LA MOGLIE PIA VALBONESI

Richiamato alle armi circa un mese dopo, vieni trasferito più volte. Finché il 5 ottobre 1942 – assegnato alla Divisione Vicenza – parti per il Fronte Orientale.

 

AGOSTINO IN DIVISA CON LE MOSTRINE DELLA DIVISIONE VICENZA

16-10-42, XX
Mia carissima Moglie
Appena arrivato invio a te questa mia, perché tu abbi subito mie notizie. La mia salute è sempre ottima, altrettanto ne spero di te – e Gilbertino – e famiglia. Siamo arrivati qui in questo paese alle ore 6 di stamattina. Tutto il nostro viaggio è andato bene.

Sposina mia: ora ti racconterò un po’ di questi paesi ove noi abbiamo traversato e dove ora siamo. Tutto ciò che ti dico non puoi crederlo senza vedere.
Abbiamo camminato per circa otto giorni in territorio occupato dai Tedeschi. [...] Si vede ancora tutti i disastri: tutte le città, le stazioni, fabriche di questo immenso territorio russo, occupato dai Tedeschi, sono tutte bombardate e distrutte.
I Russi nella loro ritirata bruciavano tutto, per non lasciare in mano dei Tedeschi... Tutto facevano saltare in aria. Si vede nei campi ogni tanto in tanto diversi carri armati russi inchiodati dalle cannonate tedesche. Camions, treni un infinità: rovesciati, incendiati, bombardati; da per tutto e un cimitero di materiale abbatuto.
Tu non potrai mai credere quanto sia grande l’Ucraina, ricca di tutte le materie. Soltanto però non ci sono strade come da noi, neanche nelle città ci sono, da per tutto ci sono strade fatte così, [a] forza di camminarci sopra. [...]
Le case sono fatte in campagna, quasi tutte di legno e paglia, impiastrate con la malta di campi, e poi le danno il bianco. Sono pure coperte di paglia, come da noi le capanne. [...] Gli abitanti che ci sono sembran tutti zingari, sono tutti sporchi, tutti strappati, fanno pietà. [...]
Viva l’Italia, non vedo l’ora di ritornare, in confronto di qua tutta l’Italia e un giardino. In tutto questo territorio occupato non esiste più negozi, neanche nelle grandi città, niente si può comperare. Tutti i miei soldi che prendo li mando a casa. Fin ora il mangiare e sufficiente. [...]
   
Vi sono fra le vostre braccia anche da lontano. [...] l’unico conforto sono le vostre care fotografie. Le guardo sempre sempre. [...]
A tutti e due vi abbraccio forte forte coprendovi di caldi bacioni.
Tuo affezionatissimo Sposo. – Agostino –



31-10-42
Carissima Mogliettina mia....
 ...Senti, cara, insisto per un’altra volta soltanto; non devi piangere e sofrire inutilmente, far sofrire il tuo corpo e la tua persona col piangere e col trascurarti nel mangiare [...].
Voi che io stia bene, dicendomi che piangi sempre e non mangi? [...]
Tu credi che io sia in pericolo [...], mentre invece sto abbastanza bene. [...]
Le frasi di Gilberto mi commuovono. Vorrei essere un ucello per volare sulle vostre braccia, con tutta l’ansia che tengo di vedervi. [...]
Baci Baci Baci e carezze.
Tuo caro marito.
Tanti bacioni al mio caro Gilbertino.

9-1-43, XXI
Carissima Moglie,
[...] ora che sono arrivato a posto ti scrivo quasi tutti i giorni. [...] Ora siamo vicini a[l] Fiume Don. Però siamo molto indietro della linea.[15] Siamo sicuri, senza pericolo. La città più vicino che noi abbiamo si chiama Rossosck. Ci sono passato per venire qui dove ora mi trovo. Da dove siamo noi [per] andare a Rossosck ci sono 30 chilometri. [...] Guarda sulla carta della Russia, troverai il punto dove pressa poco mi trovo io. Nella direzione dove il fiume fa una curva grande.
Ti prego, mia cara, di non spedirmi nessun pacco fin quanto non te lo chiedo io. Per ora non ò bisogno di nulla. Specie la lampadina e il pullover tienteli a casa. [...]
Quando sarò [a] casa voglio godermi per tutto quel tanto che ò sofferto. Avrò il diritto anch’io della vita comoda. Vogliamo vivere come signori. Ci sistemeremo in un bel appartamentino, saremo felici per tutta la nostra vita. [...]
Tu sei tanto preziosa, io ti voglio tanto tanto bene. Manca solo di esservi vicino. Nientaltro manca, nella nostra casa. [...]
Siete sempre nel mio cuore e vi penso ogni momento.
Baci Baci Bacioni caldi sulle vostre labbra.
Tuo aff.mo Marito Agostino

È la tua ultima lettera, nonno.

Poi i giorni passano, fino al 17 gennaio, quando la Divisione Vicenza inizia a ripiegare insieme a Tridentina, Cuneense e Julia.
Per te nessuna vita da signori, nessun appartamentino...

Nel luglio 2012 Stefano Grazian è in Russia con l’intenzione di cercare una famiglia che suo zio – appartenente alla Julia – aveva conosciuto al Fronte Orientale.
Parla con varie persone. A Popowka lo accompagnano in una casa: una signora quasi centenaria piange e consegna a Grazian una gavetta con alcune incisioni... è la tua gavetta, nonno.


LA GAVETTA DI AGOSTINO CON LE SUE INCISIONI

Grazian impiega quasi un anno per rintracciarmi. E ora non faccio che domandarmi cosa ti sia successo. Ho una sola certezza. Voglio andare a Popovka, dove c’è una casa con lo steccato azzurro e, dentro, una vecchina che forse mi aspetta ancora e ha qualcosa da raccontarmi.

Fabio Giorgetti



Fabio ha mantenuto la promessa.
Lo scorso agosto ha preso parte a un viaggio organizzato dal signor Renato Buselli e, dopo avere raggiunto Rossošch', insieme a un gruppo di altre persone (tutti partiti da Verona) ha ripercorso– a piedi e su un pullmino– l'itinerario compiuto dal Corpo d'Armata alpino durante il ripiegamento, toccando alcune delle località più famose. Si è fatta tappa anche in cittadine o villaggi nei pressi del Don, nei quali erano schierati reparti alpini.
La casa con lo steccato azzurro era, però, il suo obiettivo principale... è riuscito a parlare con l'anziana signora– 102 anni!– che l'estate 2013 aveva consegnato la gavetta di Agostino Giorgetti a Stefano Grazian.
L'età avanzata e il modo di esprimersi della signora– un misto di russo e ucraino, infarcito di termini dialettali– ha reso possibile capire solo che la signora si era trasferita a Popowka presumibilmente negli anni Cinquanta, causa l'attività lavorativa del figlio. Quando entrò nell'abitazione, la gavetta era già lì... e non è stata in grado di spiegare come mai.
Il viaggio è stato solo il primo passo: Fabio Giorgetti intende tornare a Popovka per svolgere altre ricerche, nel tentativo di scoprire chi abitava in quella casa durante il periodo bellico.

Eccovi un estratto del diario del viaggio di Fabio.



PELLEGRINAGGIO RUSSIA 2015

IL GRUPPO IN PARTENZA DA VERONA - 8 AGOSTO 2015

Il giorno 8 agosto siamo partiti alle ore 7:00 dall’aeroporto di Verona Villafranca “Valerio Catullo” e abbiamo fatto scalo all’aeroporto di  Monaco “Franz Joseph Strauss” alle 8:00.
Ripartiti da Monaco alle 11:10 per arrivare all’aeroporto di Mosca ”Domodiedovo” alle ore 15.15.
Viaggiato tutta la notte e dormito in treno, con arrivo alla stazione di Rossosch la mattina del 09 agosto alle ore 11:50.
Nel pomeriggio intorno alle 14:00 siamo stati sulle rive del Don sulle postazioni della Divisione alpina Tridentina nella località Belogorie.
Sulla riva destra del fiume, quella degli italiani, abbiamo svolto una cerimonia in omaggio ai caduti con lancio di fiori nell’acqua.

 

UN FIORE SUL DON, IN RICORDO DEI NOSTRI SOLDATI - 9 AGOSTO 2015

Il lato destro del fiume che era occupato dagli italiani è più alto rispetto a quello presidiato dai russi.
Queste rive sono interamente di gesso e nel luogo più elevato, soprannominato dai soldati italiani “Monte Bianco”, ora vi è una basilica.
La particolarità di tale luogo di culto è che è interamente scavata nel gesso per circa 6 chilometri ed è stata realizzata, nei secoli passati, da una donna eremita e da alcuni sui discepoli e che serviva loro per pregare.
Nel periodo bellico gli alpini usarono tale posto come magazzini.
Breve visita in basilica e poi ritorno in hotel a Rossosch.

Dal Giorno 10 agosto è iniziato il pellegrinaggio vero e proprio seguendo quasi sempre la ritirata della Divisione Tridentina da Podgornoje fino a Nikolajewka.

10 agosto:    ROSSOSCH- PODGORNOJE – (in autobus)
  PODGORNOJE- OPIT- POSTOJALI (Km 18 a piedi)

Sulla strada verso Opit attraversiamo una collina dove sulla sommità svetta un monumento russo.
Un carro armato, fissato su un piedistallo in cemento armato e incise su una lapide le date 1941-1945… ne vedremo dappertutto, in altri posti, dei carri armati usati come monumenti celebrativi della vittoria.
Un saluto militare, poi si prosegue e si raggiunge Opit verso mezzogiorno.
In villaggio è composto da alcune isbe con tetti e staccionate di lamiera e eternit.
Qui si fa tappa in una fossa comune.
Sotto una croce formata da piante di betulle la popolazione, dopo l’inverno 1943, ha sepolto i resti di migliaia di soldati italiani.
Cerimonia solenne con silenzio della tromba di Buselli, alcune preghiere e ci fermiamo a pranzare.
Prima di partire da una macchina, con i suoi parenti, scende una donna anziana di 82 anni e inizia a raccontarci ciò che aveva vissuto e visto, da bambina, nei giorni della ritirata.
La sua famiglia aveva aiutato due soldati italiani e li aveva nascosti ma i russi una volta giunti, li avevano trovati e uccisi e infine portati via.
Saluti e foto alla donna e riprendiamo il cammino sotto un sole e un caldo che non ci abbandonerà mai per tutta la settimana.
L’acqua non basta e dopo 10 km si arriva sfiniti a Postojali.
Qui ci fermiamo davanti alla prima casa che incontriamo, dove una famiglia ci disseta con acqua del loro pozzo e ci offrono vino e cocomeri.
Ai loro figli piccoli regaliamo caramelle pennarelli e ai genitori pasta e sugo al ragù (portati dall’Italia).
Quindi ci incamminiamo entriamo in paese e i bambini ci vengono incontro seminudi scalzi, in mezzo alle oche e doniamo loro tutto quello che abbiamo rimasto. Dalle case escono adulti i quali ci offrono tutta la frutta che possono; soprattutto meloni e cocomeri.
Tutto sino al raggiungimento del parcheggio dove il bus ci aspetta per fare ritorno a Rossosch.
11 agosto:    POSTAJALI - NOVA KARCKOWKA - NOVA GEORGEWKA
    (Km 24 a piedi)

Anticipiamo la partenza per avere più ore fresche per camminare.
Come ieri i campi di girasoli ci avvolgono interminabili e ogni tanto anche enormi appezzamenti di grano che però è già raccolto.
Il caldo aumenta anche se, ogni tanto, qualche brezza di vento ci allevia la fatica.
E’ bello sentire il rumore delle foglie nel vento e i nostri passi nel silenzio.
Oggi le strade sono sterrate e osservo la terra che calpesto.
Nera, dura, con crepe profonde e enormi buche lasciate dai pneumatici dei trattori.
Ora mentre passiamo si polverizza e diventa finissima e si infiltra dappertutto, mentre quando piove diventa una poltiglia appiccicosa dove ci si sprofonda dentro.

 

IN CAMMINO VERSO NOVOHARKOVKA - 11 AGOSTO 2015

Il bus ci segue e facciamo alcune soste con acqua e frutta fino alla città di Nova Karckowka.
Il villaggio poverissimo con donne in bici o a piedi che accompagnano le mucche dal pascolo alle stalle.
Il vecchio comune, ora centro ricreativo, è in una piazza con un bel monumento ai caduti russi, entrambi tenuti molto bene rispetto alle case attorno.
Pranziamo li e anche oggi alcune donne e uomini vengono a raccontarci qualcosa e insieme a noi saranno presenti alla cerimonia in onore dei loro caduti.
Lo scopo di questo “pellegrinaggio”, oltre a ricordare i nostri morti, è rendere onore a tutti i caduti di questa tragica ritirata.
Finito la cerimonia ripartiamo e finalmente nonostante il caldo esagerato arriviamo a Nova Georgewka e anche qui troviamo una famiglia che ci ospita offrendoci frutta, pane e vino… sul cancello un poster di Toto Cutugno spicca su tutti (qui i nostri cantanti e attori anni ’80 sono amatissimi).
Il padrone di casa alla fine ci conduce in un luogo dove hanno sepolto circa 1500 soldati e anche li rendiamo onore ai caduti con una cerimonia. Qui vicino ci fu una grossa battaglia e le Divisione Julia ebbe notevoli perdite.
Si rientra a Rossosh abbastanza presto e riusciamo finalmente, dopo la doccia, a visitare il paese che ancora non avevamo visitato.










12 agosto:    NOVA GERGEWKA – SCHELIAKINO (ORA SOWIETSKA) (Km 19 a piedi)

Il percorso oggi inizia su strada asfaltata rettilinea con a destra e sinistra file di alberi.
Poi si entra in una sterrata e da li dopo qualche chilometro raggiungeremo il passo di Scheliakino.

 

VERSO SELJAKINO - 12 AGOSTO 2015

Impariamo che una tv locale della regione del Voronez, quella che noi stiamo attraversando, verrà sul posto a fare riprese.
Siamo quasi increduli che una tv possa raggiungerci in quel deserto, eppure dopo pochi minuti, su una macchina bianca anni ’50 (forse una NIVA) arrivano un operatore e un giornalista e fanno tutte le riprese e interviste per realizzare un servizio.
Riprendiamo la camminata dopo le interviste, attraversiamo la collinetta di gesso  e entriamo nella citta.
Qui nei pressi di una bellissima basilica e un curatissimo monumento russo e sempre ripresi dalla tv, facciamo cerimonia solenne.
Oggi basta così pranziamo e poi rientriamo in Hotel.


13 agosto:    FERMI A ROSSOSCH PER VISITA MUSEO E INCONTRI UFFICIALI

Prima tappa al cimitero di Rossosch dove è costruito un monumento ai caduti italiani con ossario di alcuni dei soldati.
Breve cerimonia e viaggio a Popowka.
A Popowka ci siamo recati nella casa, dove 3 anni fa la famiglia che vi abita, ha consegnato ad un alpino la gavetta di mio nonno Agostino Giorgetti.

 

SIAMO ARRIVATI ALLA CASA CON LO STECCATO AZZURRO - 13 AGOSTO 2015

Lo stupore e la felicita di tutti, nel trovare ancora in vita una donna di 102 anni, è stata enorme.
Lei pure molto commossa ci ha raccontato in maniera molto confusa quello che ricordava e che aveva visto.
Purtroppo per le mie ricerche la loro testimonianza non è stata utile, in quanto questa famiglia è venuta ad abitare a Popowka dopo la guerra e che la gavetta fu trovata in casa.
Quindi nonostante l’età della donna, che all’epoca dei fatti aveva 30 anni circa, di mio nonno lei non sapeva nulla.
Mi ero portato delle foto dall’Italia e loro sono stati felici e commossi nel vedere a chi era appartenuta la gavetta che per 70 anni avevano custodito.
L’unica cosa sicura è che mio nonno in quella casa c’era stato nell’inverno del 1943 prima di cominciare la ritirata.
Sapere che era stato li mi ha emozionato molto.

 

A SINISTRA FABIO GIORGETTI, AL CENTRO LA SIGNORA DI 102 ANNI , A DESTRA PAOLO CALANCHI (INTERPRETE).
     DIETRO, IN PIEDI, LA BISNIPOTE E LA NIPOTE DELLA SIGNORA - 13 AGOSTO 2015

Penso che ci tornerò ancora in questo luogo cercando di fermarmi di più.
Ora che conosco meglio i posti cercherò di approfondire la conoscenza dei luoghi dove mio nonno era stato. Mi sono lasciato dare la loro e-mail e spero di rimanere in contatto.
14 agosto:    SOWIETSKA - WARWAROWKA - GARBUSOVO – RYBALZIN
        (KM 30 in autobus)
RYBALZIN - SCHUKOVA - ROMAKOVA (Km 15 a piedi)

Oggi riprende il cammino ma prima ci rechiamo a Garbusovo presso un cippo italiano che ricorda che in quel posto vi sono sepolti 6000 italiani.
Dopo la solita cerimonia ci rechiamo nella vicina basilica dove assistiamo ad una funzione che ci è parsa la comunione di una bambina.
Bellissime le loro cerimonie tutte cantate..
Si riprende il cammino.
A mezzogiorno ci fermiamo a Schukova e andiamo a fare spesa al marchet della signora Ludmilia e di sua figlia le quali, visto che conoscevano Buselli  e altri della comitiva ci offrono il pranzo. Tutto a base di insaccati locali, pane e cetrioli crudi; da bere solo wodka e cognac.
Una piccola pausa in allegria con le signore e le persone del locale con alpini che cantano e i russi che accompagnano e cantano anche le loro canzoni.
Poi si riparte e quasi alla fine del cammino due ragazzi in moto ci chiamano e ci invitano a raggiungerli a casa loro, in quanto devono farci vedere una piastrina di un soldato italiano. Ci danno indirizzo e ci accordiamo per vederci la mattina seguente e li salutiamo.
Arrivati a Romakova, prima di salire sul bus ci troviamo invitati nell’ennesima casa ,dove un anziano ci racconta che da bambino aveva visto i soldati passare in ritirata.
Ci offrono acqua formaggi e frutta e oggi anche una vodka, che finisce nonostante fosse calda.

15 agosto:    ROMAKOVA – NOVA NIKOTOWKA - ARNAUTOVA (Km 15 a piedi)

Ci rechiamo immediatamente a Bublika località dove abitano i ragazzi della piastrina.
Ce la mostrano e dopo aver chiesto, dove e chi la aveva trovata, uno di loro ci racconta  che fu suo nonno a trovarla nel campo di fronte casa.
È perfettamente conservata e dopo tanti anni ha deciso di consegnarcela.
Noi troveremo a chi è appartenuta e troveremo eventuali parenti ancora in vita, spieghiamo a loro.
(al ritorno in Italia tramite varie ricerche e in una decina di giorni abbiamo ritrovato vivo un nipote che abita ancora nel paese di origine e consegneremo la piastrina il 17 gennaio 2016).       
Dopo questa parentesi fuori programma ci avviamo in bus e raggiungere il luogo dove iniziare la tappa di oggi da  Romakova sino ad Arnautova.
Oggi attraversiamo molti villaggi e la gente ci viene incontro e al nostro passaggio esce di casa e ci offre ciò che ha e oltre alla solita frutta, una famiglia ci offre da bere latte appena munto e alcune ragazze con un cellulare si fanno “selfie” con noi.
Ai bambini doniamo di tutto anche delle foto della Ferrari dei piccoli giocattoli e caramelle.
Fuori dal paese una coppia ci ferma; scendono dalla loro auto e l’uomo ci spiega che suo padre suonava la fisarmonica insieme agli italiani e che ha avuto ottimi ricordi dei nostri soldati. Apre il bagagliaio della macchina e ci regala un barattolo di miele grezzo da almeno 5 litri. In Russia si festeggia in questo periodo la smielatura delle arnie e si fanno molte feste del miele in tutti i villaggi.

16 agosto:    ARNAUTOVA – NIKOLAJEWKA (Km 14 a piedi)
NIKOLAJEWKA – MONUMENTO (Km 3 in autobus)
NIKOLAJEWKA – VALUIKY  (in autobus)

Alterniamo strade asfaltate a strade sterrate poi dopo 4 ore arriviamo a Nikolajewka, oggi chiamata Livenka.
Facciamo alcune foto di rito sul cartello indicante la città e poi ci rechiamo nel tunnel della ferrovia che fu il passaggio principale verso la salvezza per tantissimi soldati che raggiusero questa città.
Anche se non fu l’ultima tappa della ritirata, ma la strada verso la salvezza era ancora lontana, qui ci fu l’ultima grossa battaglia per rompere l’accerchiamento dell’esercito russo e dopo Nikolajewka i superstiti non trovarono resistenza da parte dei sovietici.
Deposizione di corone davanti al Tunnel. Saluti, preghiere e tanta commozione.
Infine ci rechiamo al cippo che ricorda i 6000 soldati sepolti nel campo di fronte
Qui facciamo l' ultima cerimonia del viaggio.

 

– FOTO DI GRUPPO PRESSO IL CIPPO DI LIVENKA (NIKOLAIEVKA) - 16 AGOSTO 2015

I giorni sono passati camminando sempre e con temperature di circa 30° - 35°.
Abbiamo attraversato enormi estensioni di campi coltivati a soia, girasoli e frumento e quando si raggiungeva un villaggio la gente era gentile e curiosa e mentre noi donavamo oggetti e dolci ai bimbi, in cambio abbiamo ricevuto frutta, miele e a volte anche ospitalità nelle loro case dove si mangiava si beveva e gli alpini cantavano.
Due cose colpiscono quando si arriva nei villaggi e che quasi stona con lo stato di povertà delle case, sono la cura e l’ordine dei monumenti dei caduti russi, e la bellezza delle basiliche ortodosse.
In tre occasioni siamo stati fermati da persone che ci raggiungevano in auto e portavano donne e uomini anziani che raccontavano quello che era successo e che avevano visto da bambini.
Una famiglia ci ha consegnato una piastrina di un soldato che poi abbiamo scoperto essere morto in prigionia.
Abbiamo visitato tre fosse comuni che si trovano lungo la strada una a Opit, una Postojali e infine quella di Nikolajewka.
Tre sono stati anche i monumenti in ricordo dei caduti italiani e si trovano al cimitero di Rossosch, Garbusovo e Nikolajewka.
Il 17 agosto lo abbiamo passato a Valuiky.

Mentre a Nikolajewka la Divisione Tridendina è riuscita a uscire dalla sacca dei russi, a Valuiky soldati delle Divisioni Julia Cunense e Vicenza sono stati fatti tutti prigionieri.

Abbiamo visitato i luoghi dove furono detenuti i soltati italiani.
Uno di questi luoghi è ancora usato come carcere minorile e a fianco di esso c’è una bellissima basilica ortodossa.
L’altro luogo è situato dietro una collina dove vi sono delle grotte naturali usate anch’esse come luogo di detenzione.
Li ci hanno detto che vi sono sepolti dei soldati che sono morti nel periodo di prigionia.
La prigionia durò 20 giorni circa poi dopo i soldati furono trasferiti, a piedi,  nei campi di prigionia iniziando quelle che verranno chiamate le marce del “DAVAI”.
Purtroppo per mancanza di tempo non siamo riusciti a vedere né le grotte né la fossa.
Nel pomeriggio alle 16:00 ci siamo trasferiti da Valuiky alla stazione di Stary Oskol (circa 150km) con un autobus.
Qui alle 20:00 abbiamo preso un treno per raggiungere Mosca.

18 agosto alle ore 07:08 arrivo alla stazione “Kurskiy” di Mosca quindi visita alla citta in autobus e dopo la colazione abbiamo assistito al cambio della guardia al milite ignoto e visita al Cremlino.
Quindi ci siamo recati all’aeroporto ”Domodiedovo”  di Mosca per il ritorno a casa.

16:05 Mosca – 18:10 Monaco
21:40 Monaco – 22:40 Verona


                                                                                  FABIO GIORGETTI

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Commenti
 
Commento inserito da Pino Casadei in data 25/11/2015 16:18:39

Il Corriere di Forlì che ha seguito il viaggio di Fabio Giorgetti in Russia

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