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Articolo inserito da Andrea Gorini in data 21/01/2013
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Forlì. Guida alla città - Vecchiazzano

Forlì. Guida alla città è un “viaggio”, arricchito da un ampio apparato fotografico, diviso in sei itinerari (Borgo Schiavonia ovest, Borgo Schiavonia est e zona San Biagio, Borgo San Pietro, Piazza Saffi, Borgo Cotogni e Borgo Ravaldino) percorsi come se chi legge stesse camminando per le vie e le piazze della città. Due ulteriori capitoli (La Forlì del Ventennio e Fuori Porta) che vanno a completare la fisionomia di Forlì e dei suoi dintorni.

La guida viene pubblicata a distanza di poco meno di cento anni dall’uscita di Forlì e dintorni di Ettore Casadei, ultima guida completa, tuttora ristampata, documento e punto di riferimento unico e fondamentale per chi vuole conoscere com’era la città nel 1928. Raccontando un secolo di storia e di storie trascorsi, Forlì. Guida alla città si pone come obiettivo quello di colmare un vuoto. Nel frattempo altre importanti guide hanno visto le stampe, prima tra tutte la splendida e ineguagliabile Guida raccontata di Forlì di Giuliano Missirini, ma nessuna è riuscita a prendere del tutto il posto di quella di Ettore Casadei. Forlì. Guida alla città, fotografando Forlì ai giorni nostri, si prefigge come ambizioso obiettivo quello di restare nella nostra storia per i prossimi cento anni.

 

 

  

Marco Viroli, poeta e attivo operatore culturale, è autore di saggi storici quali: Caterina Sforza. Leonessa di Romagna; Signore di Romagna. Le altre leonesse; I Bentivoglio. Signori di Bologna; La Rocca di Ravaldino in Forlì

Gabriele Zelli negli ultimi trent’anni ha ricoperto importanti cariche istituzionali nel Comune di Forlì: assessore alla Cultura e allo Sport, all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici, presidente del Consiglio Comunale. Da giugno 2012 è sindaco di Dovadola.

Fabio Casadei è il fotografo dei prodotti editoriali di Pigreco srl e collabora con il gruppo di fotografia amatoriale “Flickr Forlì”. Nato a Forlì nel 1977, appassionato di automobilismo, ha effettuato numerosi servizi fotografici durante gare di Formula Uno. Ha realizzato le immagini del libro La Rocca di Ravaldino in Forlì di Marco Viroli.

 


 

 

 

Vecchiazzano

da Forlì. Guida alla città

 

Il Cimitero degli Inglesi è situato dall’altro lato della città, in via Borghina-via Forze Alleate, in località Vecchiazzano. Il cimitero fu realizzato dopo la liberazione di Forlì, nel novembre 1944, nell’area limitrofa all’ex Sanatorio e al fiume Montone, per dare giusta sepoltura ai militari dell’VIII Armata britannica caduti nei campi di battaglia circostanti.

Vi sono sepolti 738 caduti della Seconda Guerra mondiale di cui quattro ancora ignoti. Si tratta di soldati inglesi, canadesi, neo-zelandesi, sudafricani, indiani, del “Pioneer Corps” dell'Africa del Sud e delle Seychelles, caduti nei combattimenti dell'ottobre-dicembre 1944 nella zona fra Rimini e Ravenna.

 

7 novembre 1944. A Vecchiazzano, in località Cà Nera, si consumò l’eccidio di sei componenti della famiglia Benedetti, unitamente ad altre tre persone presenti sul luogo per puro caso: Alfredo Lodolini, Angiolo Fregnani e Giulio Verità. Appena due giorni dopo Forlì venne liberata dagli Alleati…

 

Nel 1931, ad appena 3 Km. da Forlì, l’INFPS decise di avviare i lavori di realizzazione del grande Complesso Sanatoriale “IX Maggio”, su progetto dell'architetto milanese Luigi Bisi, coadiuvato e presto sostituito da Cesare Valle, il giovane architetto di regime che iniziò a lavorare a Forlì nel 1932.

Il Centro Sanatoriale per la Cura della Tubercolosi venne inaugurato nel 1939. Si estendeva su una superficie di 36 ettari e i tre vasti padiglioni che lo componevano, “lanciati verso il cielo come per attingere luce e speranza”, erano collegati da un corridoio seminterrato, lungo circa mezzo chilometro.

La peculiarità dell’intero complesso sta nel suo disegno planimetrico: in omaggio al M.A.S., i vari edifici rappresentano nella forma e nella disposizione una squadriglia aeronavale.

I M.A.S. (Motoscafo Anti Sommergibile) divennero famosi alla fine della Prima Guerra mondiale per l'azione nota come la “Beffa di Buccari” che si svolse nella notte tra il 10 e l'11 febbraio 1918 e a cui partecipò Gabriele D’Annunzio. Il grande scrittore e poeta, utilizzando lo stesso acronimo, creò poi il motto latino “Memento Audere Semper” (Ricorda di osare sempre).

Cesare Valle realizzò gli straordinari edifici ispirandosi ai temi della salute e all’ariosa e verdeggiante posizione del luogo ove dovevano sorgere. L’esecuzione del progetto venne affidata alla ditta dell’ingegnere Mario Calvitti, sotto la direzione dell’ingegnere Franco Magri, assistito dai geometri Clemente Grappolini e Luigi Mambelli.

Il Padiglione per Adulti, dalla forma volumetrica simile a quella di un biplano, capace di 244 posti letto, fu il primo a essere costruito. La sua funzionalità fu assicurata da moderni accorgimenti tecnici del tutto nuovi per una struttura ospedaliera. Venne inaugurato il 28 ottobre 1937 in presenza di Rachele Mussolini.

Altrettanto innovativo si presentò al momento dell’inaugurazione il Padiglione dei Bambini, oggi “Antonio Vallisneri”, capace di 225 posti letto. L’edificio fu realizzato a forma di nave, con terrazze ad anello munite di lettini a sdraio che permettevano ai piccoli ospiti di passeggiare anche quando non era possibile scendere nel parco. Al pianterreno vi erano due grandi portici circolari sopraelevati destinati al gioco, richiudibili grazie alle apposite vetrate.

Per provvedere all’istruzione dei giovani degenti vennero istituite due scuole, una maschile e una femminile, intitolate ad Alessandro Mussolini e Rosa Maltoni, genitori del Duce.

L’ultimo fabbricato che venne costruito fu la Colonia Postsanatoriale, destinata ai lavoratori adulti provenienti dai sessanta sanatori d’Italia dell’INFPS. In questo padiglione i convalescenti venivano rieducati al fine di essere restituiti alla vita sociale e di riprendere la normale attività lavorativa. All’interno dell’edificio, la cui planimetria rispecchiava la vaga forma di un carro armato, si trovavano: un reparto di fisiologia del lavoro; un grande teatro; due palestre (una coperta e una scoperta); una chiesa; un vastissimo laboratorio intitolato ad Alessandro Mussolini, comprendente un’officina meccanica, una falegnameria, un piccolo calzaturificio e una sartoria, da cui uscivano prodotti necessari al fabbisogno dell’intero complesso. Anche il terreno circostante allo stabile, impiantato a frutteto, concorreva alla riabilitazione e al mantenimento dei degenti.

Il 25 luglio 1939, alcuni giorni prima del suo cinquantaseiesimo compleanno, Benito Mussolini inaugurò l’intero complesso, accompagnato dal ministro delle Corporazioni, Ferruccio Lantini.

 

Tuttora il locale adibito a luogo di culto conserva la medesima funzione. È impreziosito da due opere di grandi dimensioni del pittore Giovanni Marchini, Invocazione al Signore e Lode al Signore, poste ai lati dell’altare, mentre una terza, Lo Spirito Santo, è collocata sul soffitto. Nel 1939, l’artista forlivese aveva realizzato anche le decorazioni nel Padiglione dei Bambini, oggi purtroppo andate perdute.

Con il trasferimento dell’ospedale dal centro della città a Vecchiazzano è stata contestualmente spostata una serie di opere presenti nei vari padiglioni della vecchia sede, di cui la cappella dell’ex Sanatorio custodisce un primo nucleo. Nello stesso padiglione, oggi intitolato a Salvador Allende, sono stati collocati i ritratti di benefattori e di illustri primari, realizzati da Luigi Galotti e Bernardino Boifava con varie tecniche.

Nel Padiglione “Vallisneri” è collocato un altorilievo di Giuseppe Casalini raffigurante il bozzetto dell’opera La madre, il cui originale è rimasto nell’ex Padiglione “Giulitta Morgagni Monti” della vecchia sede ospedaliera.

L’itinerario artistico all’interno dell’ex complesso sanatoriale prosegue e si sviluppa nella piazza centrale del nuovo Padiglione “Morgagni” ove sono esposte opere di Guido Baldini, Carlo Zauli e Vittorio D’Augusta.

Nel parco sono collocate invece sculture di Elio Morri, Gianni Cinciarini, Graziano Pompili, Matteo Lucca e Augusto Neri. Opera di quest’ultimo è il busto di Luigi Pierantoni posto lungo la strada di accesso all’ospedale.

 

Nel 1946, l’INPS decise di intitolare il Complesso Sanatoriale di Vecchiazzano a Luigi Pierantoni, medico piemontese, membro del Partito d'Azione clandestino, trucidato dai nazifascisti alle Fosse Ardeatine.

La struttura mantenne le sue funzioni fino a che, alla fine degli anni Cinquanta, seguì il destino degli altri sanatori tubercolari italiani, ormai inutili perché la TBC era stata debellata grazie al miglioramento delle condizioni di vita e all’introduzione di terapie efficaci e risolutive.

Il parco dell’ospedale ha una superficie di oltre 126.000 metri quadrati ed è sorto insieme all’ex Sanatorio. Unitamente alle aste dei due fiumi Rabbi e Montone (che poco più avanti confluiscono), al Canale di Ravaldino, al Parco Urbano “Franco Agosto” costituisce un unicum di verde attrezzato senza soluzione di continuità. Si tratta di un vero e proprio orto botanico in cui si trovano gran parte delle specie arboree indigene, latifoglie e aghifoglie, oltre a un vasto campionario di vegetazione esotica. Gli esemplari di piante ad alto fusto presenti sono all’incirca 1.800, quelle caducifoglie 1.100, le sempreverdi 600. Tra le tante specie presenti è da segnalare una cerrosughera di oltre 40 anni, singolare ibrido naturale tra cerro e quercia da sughero, la cui classificazione è tuttora oggetto di studio. Secondo alcuni scienziati potrebbe trattarsi anche di un ibrido sterile tra un leccio e un’altra quercia.

 

Tutte le vie d’accesso al nosocomio e gli spazi pubblici adiacenti sono intitolati a luminari della medicina (Carlo Forlanini, Mario Loreti, Augusto Murri) e a benefattori come l’ingegnere forlivese Rambaldo Bruschi e la moglie Delfina Cima, i quali nominarono l’ente ospedaliero erede universale del loro cospicuo patrimonio. Bruschi aveva legato la propria prestigiosa attività professionale alla FIAT, lavorando al fianco del senatore Giovanni Agnelli e di Vittorio Valletta.

Nel 2004, a seguito di una profonda ristrutturazione della rete ospedaliera forlivese, è stato inaugurato il nuovo complesso “G.B. Morgagni - L. Pierantoni”. La scelta di edificare un complesso architettonico destinato alla sanità, in quell’area esterna alla città, effettuata nel 1937, si è dimostrata oltremodo lungimirante.

Un tempo per raggiungere il nosocomio si passava per via ponte Rabbi, su cui si trova un ponte, da molti chiamato “Vecchio” che, oltre a rappresentare un’interessante opera d’ingegneria, può essere considerato un vero e proprio monumento.

Realizzato nel 1861 su progetto dell’ingegnere Giulio Zambianchi, fu l’unico a salvarsi nel 1944 dalla furia dei soldati tedeschi in ritirata. Durante i recenti lavori di restauro, eseguiti su progetto degli ingegneri Ivan Missiroli e Michele Bertaccini e dell’architetto Lucilla Sansavini, sotto le arcate sono stati ritrovati numerosi ordigni bellici inesplosi.

In prossimità del ponte, a metà dell’Ottocento, sorse una delle prime fabbriche italiane di birra, voluta dall’imprenditore Gaetano Pasqui, il quale nel ciclo produttivo utilizzava luppolo coltivato direttamente sul posto.

Oggi nella stessa zona si trova il “Vivaio Nuovi Nati” creato dal Comune in ottemperanza agli obblighi della legge 113/1992.

 

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