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Articolo inserito da Gilberto Giorgetti in data 16/08/2006
Il paese
letto 6925 volte in 12 anni 7 mesi e 7 giorni (1,51)
Galleria fotostorica - La trebbiatura

Nella foto - in primo piano a sinistra Ida Brigliadori e (?) versano da bere ai battitori del grano (qui de' batdor). Da sinistra in alto: Pia Valbonesi - Berta Piazza - Alieto Assirelli - Ezio Traversari (Bagon) - Giacomo Lotti - Aldo Babini (Carnazz) - Rino Giorgetti - Michele Campana (sulla scala).

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Commenti
 
Commento inserito da Gilberto Cappucci in data 14/02/2010 20:45:47

qualche giorno fa ho scritto il primo articolo su questo sito,ed e' basato sul ricordo della trebbiatura del grano con la cooperativa di vecchiazzano da parte di mio fratello maggiore Americo,io per via dell'eta'avevo il compito di vivandaio.Nella foto ho riconosciuto la trebbiatrice per via della scritta in grande coperativa ecc.chissa se qualcuno si ricorda di mio fratello o di me,la cosa mi farebbe molto piacere.                                                                                                                                                        




Commento inserito da Gilberto Giorgetti in data 15/02/2010 20:45:47

Caro Cappucci, anch’io, prima di te, durante la trebbiatura portavo il mangiare a mia madre.

Sono estati ormai lontani eppure ritornano alla mente con incredibile limpidezza, come fosse stato ieri.

Per raggiungere il podere dove si svolgeva la trebbiatura, gli interessatisi partivano al mattino in bicicletta, molto presto, quando faceva ancora buio così la brezza mattutina facilitava il duro lavoro, poiché nelle ore assolate la resistenza degli operai era messa a dura prova.

Generalmente, alle 11,30 i bambini partivano da casa col mangiare ancora caldo nelle gavette di alluminio, simili a quelle militari, per portare le vivande ai loro familiari, intenti a trebbiare fino alle 12,00, l’ora di sosta.

Dopo essersi rinfrescati al pozzo dove di solito andavano ad abbeverarsi le mucche, si cercava un posto all’ombra, piuttosto ventilato, per stendere sul prato la tovaglia e le pietanze per potersi rifocillare, rubando così la scena ai piacevoli e moderni pichnik domenicali o alle colorate tele impressioniste d’altri tempi. Poi un breve riposo e verso le due del pomeriggio, sotto un sole accecante riprendeva il lavoro fino a sera. Tutto avveniva coi soliti ritmi, la solita cadenza, i soliti rumori: lo scoppiettio del motore, che tramite due pulegge, una collegata al motore del trattore e l’altra, più grande, collegata alla motrice della trebbiatrice, per mezzo di una larga cinghia di cuoio faceva muovere la battitrice del grano, mentre dall’alto della bica c’era chi buttava i covoni a quelli della “battitrice”, chi stava alla pesa e al trasporto dei sacchi di grano, chi alla pula, chi al trasporto della paglia e chi, infine, faceva il pagliaio.




Commento inserito da Gilberto Cappucci in data 15/02/2010 20:45:47

Mi fa piacere aver trovato sul sito la foto relativa alla mietitrebbia originale della cooperativa agricola di vecchiazzano la stessa che operava nell'estate del 62,quando portavo da mangiare a mio fratello che in quella estate partecipava alla trebbiatura del grano come socio della cooperativa,purtroppo non ho gli stessi nitidi ricordi che hai tu caro giorgetti,e di questo me ne rammarico,vorrei tanto ricordare i luoghi e le case coloniche e le persone incontrate di allora ma purtroppo la mente non mi evoca nulla.Comunque mi sono promesso di rifare gli stessi itinerari in bicicletta e rivedere i luoghi che oggi certamente sono cambiati,una cosa ricordo bene,preferivo la parte est del territorio quella pianeggiante ed non quella ovest collinosa a volte mi costringeva ad andare a piedi per via dello forti pendenze,la cosa potrebbe avere effetti benefici.ciao grazie.Mi piacerebbe sapere qualcosa di piu' su via borghina,quando e nata la storia,il nome le persone,quello che e' possibile sapere,so di certo che lo chiedo alla persona giusta.




Commento inserito da Gilberto Giorgetti in data 16/02/2010 20:45:47

Carissimo Cappucci, è bello incontrare persone che rimangono col cuore legate a certi luoghi, a certe terre, a certi profumi e rivivono con entusiasmo il loro passato, la loro giovinezza.

Quando tornerai a Vecchiazzano per rifare in bicicletta i giri della “bassa” forse rimarrai fortemente deluso: è tanto cambiata! E sicuramente non riconoscerai più neanche l’antica via Borghina, un tempo detta La Punta, perché passava dall’attuale via Forlanini (nome di una fabbrica industriale forlivese nata nel XIX secolo), dove oggi c’è l’Ospedale di Forlì, già Sanatorio, il quale fu costruito nel 1938 sopra un’altura Quaternaria di notevole importanza archeologica. L’altura termina a punta e sotto ad essa si uniscono due fiumi, il Rabbi e il Montone, prima di giungere a Forlì.

Il nome Borghina è dato sicuramente da un gruppo di case che si trovano sul posto ed hanno nome “Caplêt”.




Commento inserito da Gilberto Cappucci in data 16/02/2010 20:45:47

Ti ringrazio caro Giorgetti,non sai quanto felice mi fai,nel soddisfare tutte le mie curiosita'con informazioni storiche precise che mi fa comprendere che non sono il solo che ama  la terra che ci ha dato i natali piu' belli forse perche' spensierati.Quando si e'lontani ed fuori c' e' un inverno come questo che stiamo vivendo le nostalgie hanno il sopravento ed i ricordi piu'belli riaffiorano alla mente.Nel mio caso devo ammettere che lo spunto dei ricordi e dovuto all'incontro con un sito inteligente quale e' il vostro che stimola fortemente,altrimenti il tutto sarebbe rimasto nell'oblio della mente ed ad una persona disponibile ed informata quale tu sei sempre attento al territorio ed alle persone.inserisco alcune foto del luogo ove vivo,il ponte della vittoria sul fiume Piave,entrata sud di S.Dona di Piave,il fiume che ha acque molto limpide ed ha sulle proprie rive quella stessa vegetazione che mi ricorda tanto il fiume Montone,ciao grazie.




Commento inserito da Gilberto Cappucci in data 16/02/2010 20:45:47




Commento inserito da Gilberto Cappucci in data 16/02/2010 20:45:47




Commento inserito da Gilberto Giorgetti in data 17/02/2010 20:45:47

Chissà perché un po’ tutti i fiumi assomigliano?

Nel guardare la foto del Piave che hai inserito mi sono ricordato di un altro fiume molto distante da noi e molto più grande dei nostri, il Don, dove in un’ansa enorme mio padre fu mandato a combattere, rimanendovi per sempre. Tutto questo avvenne in un altro rigido inverno del 1943.

I fiumi! Queste linee di acqua che spesso dividono i territori, sono simili a vene che portano linfa alla terra e la nutrono di limo e di ricordi. Ricordi che si accavallano e ci portano in un tempo impalpabile, ma reale, dove la storia spesso si rinnova e si nutre di sofferenze o di nostalgie.

Ciao, caro amico di Vecchiazzano.




Commento inserito da Gilberto Cappucci in data 17/02/2010 20:45:47

Non a caso mio caro ononimo amico ti ho inviato una foto del Piave,perche'anch'io sono legato non solo dai ricordi dellagiovinezza per le scorribanbe fatte lungo il fiume Montone,ma in memoria anche di mio padre che il piave l'ha dovuto percorrere a piedi nella sua lunghezza dei 200 kilometri nel corso della guerra 15-18.Il Comune di S.di Piave e' stato l'epicentro del conflitto dopo la rotta di Caporetto,non ce luogo che non esista un monumento o si rivenga residuati del conflitto,nei mercatini si trovano reperti ancora in buono stato.Gia'da quando ero adolesente conoscevo i paese riviereschi del piave,per averli appresi da mio padre,che per sua fortuna e potuto tornare invalido ma vivo.Oggi il Piave e' un luogo di assoluta pace ed in una parte della sua golena e'percorribile da decine di biciclette e podisti che si allenano in qualsiasi stagione lungo le sue alberate rive.Mi dispiace per tuo padre,che ha dovuto sacrificare la sua giovane vita in un paese lontano da noi,ed i sacrifici che una madre puo aver fatto per crescere i propri figli.Ciao caro amico.




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