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Articolo inserito da Roberto Brunelli in data 24/03/2011
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tratto da http://www.ausl.fo.it/HOME/tabid/1/ctl/Details/mid/2135/ItemID/2573/Default.aspx
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Giornata mondiale della tubercolosi: in onda su TGR di Rai3 la storia del sanato

Giornata mondiale della tubercolosi: in onda su TGR di Rai3 la storia del sanatorio di Vecchiazzano 
 

Oggi, giovedì 24 marzo 2011, in occasione della Giornata mondiale della tubercolosi, il TG regionale di Rai3, in onda alle 14, trasmetterà un servizio dedicato alla storia del sanatorio di Vecchiazzano, primo centro realizzato in Emilia-Romagna per la cura della tbc e attualmente inglobato nel presidio ospedaliero "Morgagni-Pierantoni".


In occasione della Giornata Mondiale della Tubercolosi, intervistato il prof.Poletti, primario di Pneumologia di Forlì

Il centro sanatoriale di Vecchiazzano

Durante il Fascismo viene avviata una battaglia nazionale contro la tubercolosi, mortale malattia che aveva imperversato per gran parte dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento. Di tale missione è incaricato l’Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale (INFPS), che investe complessivamente in questo campo 600 milioni di lire.
E’ il Duce in persona a decidere che anche a Forlì sorga un tubercolosario, e lui stesso ne sceglie l’ubicazione, a 3 chilometri dalla città, alla confluenza dei fiumi Rabbi e Montone.
La costruzione del nuovo complesso sanatoriale, che si estende su un’area di 36 ettari, trae spunto da un’idea dell’architetto milanese Luigi Bisi, presto coadiuvato e poi rapidamente sostituito da Cesare Valle.
Il complesso è costituito da una struttura a padiglioni, un grande ospedale, un ospedale per bambini e una colonia post-sanatoriale di tipo agricolo per il reinserimento nel mondo lavorativo dopo la degenza, comprensiva di altre attività artigianali (falegnami, calzolai, sarti, fabbri, meccanici, ecc. ) e «può a buon diritto essere considerato il vanto della sanità locale del tempo, in linea con le direttive di una medicina sociale che non trascura nulla». Tutto, infatti, è attentamente studiato, l’orientamento, l’aerazione, la luce, per ottenere i migliori risultati di elioterapia, di salubrità fisica e psichica dei malati. I tre grandi padiglioni, «lanciati verso il cielo come per attingere luce e speranza» sono collegati da un corridoio seminterrato di circa mezzo chilometro, che svolge, attraverso carrelli elettrici, i servizi di cucina, di guardaroba e assistenza, e godono come «gemme splendenti fra lo smeraldo dei prati e il murmure eterno del Rabbi e del Montone» dell’aria salubre di un grande parco compreso fra due fiumi, dove insieme ad aiuole fiorite sono messi a dimora piante resinose e alberi da frutto. L’esecuzione dell’intero complesso viene affidata nel 1932 alla ditta locale dell’ingegner Mario Calvitti e C., sotto la direzione del cavaliere ingegener Franco Magri, assistito dai geometri Clemente Grappolini e Luigi Mambelli. «I padiglioni sanatoriali risentono di un formalismo legato a quel gusto “simbolista”, di ludica nostalgia futurista, che esaltava il mito del macchinismo e in particolare delle macchine belliche: una squadriglia areonavale, composta da un insieme di splendidi edifici giocattolo. Al di là del simbolismo, i padiglioni sanatoriali, compresa l’avveniristica Torre dell’Acqua, sono di grande qualità compositiva ed esecutiva: Cesare Valle, giocando sui temi della salute di quel luogo, aria e verde, compone straordinari edifici degni dei suoi migliori progetti forlivesi. La Torre dell’Acqua, che si libra verso l’alto in una struttura estremamente dinamica, timone dell’intera squadriglia, “grande meridiana messa a segnare il tempo della cittadella della Speranza”, bastava ad assolvere magnificamente al ruolo centrale dell’immancabile Torre Littoria, svincolando tutto il resto da prevedibili simbolismi di regime».
Al centro trova così posto la struttura tozza e poderosa di un carroarmato, alla sua sinistra l’agile figura di un aeroplano e alla sua destra la grande nave, tutto a simboleggiare le tre armi di terra di cielo e di mare. All’ingresso, di qua e di là del grande cancello, quasi a protezione di tutto il complesso, i due Mas (Motoscafi Anti Sommergibile), famosi nella beffa di Buccari, cui partecipò Gabriele D’Annunzio.

Il primo padiglione a essere costruito è l’ospedale sanatoriale, ovvero il padiglione Adulti (ora Valsalva), che presenta una struttura volumetrica simile a un biplano; le due ali che partono dal blocco centrale si chiudono con due rispettivi corpi completamente terrazzati. La struttura, intitolata XXIII Marzo, data della fondazione a Milano dei Fasci di Combattimento, è sormonata da un ampio solarium che sottolinea il suo aspetto di aeroplano. I posti letto in dotazione sono ben 250, suddivisi in gruppi di sei, all’interno di camerate di 40 metri quadrati, con grandi aperture di accesso a spaziose verande (2,60 m) schermate da avvolgibili frangisole.
La funzionalità è assicurata da accorgimenti tecnici nuovi per un organismo ospedaliero e garantita dalla flessibilità propria del sistema strutturale a telaio; grande cura anche nella scelta delle tinte da apporre alle pareti, proponendo la «riposante serenità» di un tono verde chiaro, in linea con l’attenzione cromatica della più moderna architettura, già ravvisabile in molti ospedali europei. «Organismo completo, perfetto, ove ogni problema è stato studiato e risolto semplicemente, ove insieme alla tecnica rifulge l’armonia», il padiglione per gli Adulti viene visitato dal Duce nel 1935 e inaugurato il 28 ottobre del 1937 da donna Rachele Mussolini, benedicente il vescovo di Forlì Giuseppe Rolla, alla presenza delle maggiori autorità cittadine, provinciali e regionali, delle varie maestranze e infine dell’architetto Cesare Valle.
All’epoca, pur non ancora ultimata, dato che il padiglione Bimbi e la Colonia Post Sanatoriale devono essere completati, l’opera può già vantare «210.000 giornate lavorative per le sole necessità del cantiere». Così, il Popolo di Romagna di sabato 13 novembre 1937 descrive il centro sanatoriale in occasione della visita della consorte del Duce. «A circa tre chilometri da Forlì, in frazione di Vecchiazzano, alla confluenza del Rabbi col Montone, trentasei ettari di terreno dopo cinque anni di intenso lavoro hanno radicalmente mutato il loro aspetto. Lunghi viali ricchi di piante, vaste e ridenti aiuole circondano gli edifici maestosi che sono sorti per dar vita a un’opera di bene che riassume la profonda umanità con cui l’Italia di Benito Mussolini assiste il suo popolo per ridonare a coloro che erano un tempo inesorabilmente condannati dal male, le gioie dell’esistenza». Lo stesso Duce visita il padiglione il 3 dicembre 1938, effettuando poi un tour del «grandioso complesso sanatoriale».
Il secondo edificio compiuto è il padiglione dei Bambini (ora Vallisneri), denominato XXI Aprile, data mitica della fondazione di Roma. Nel 1937, quando Rachele Mussolini inaugura il sanatorio, la struttura conta già «una capacità di 174 posti letto» che arrivano a 330 letti a fine lavori. Il padiglione, con terrazze ad anello munite di lettini a sdraio che circondano i vari piani, appare come un grande transatlantico «agile di forme che si offre in ogni angolo al sole». La prua della nave è rivolta a Rocca delle Camminate, dove, allora, un grande faro durante la notte, lancia lunghi raggi bianco, rosso e verde, che si possono distinguere sin dalla costa adriatica.
Al piano terra i due grandi portici terminali circolari sopraelevati sono destinati al gioco, a diretto contatto del parco, e chiudibili, quando necessario, con grandi vetrate; per provvedere all’istruzione vengono istituite due scuole, una maschile e una femminile intitolate ai genitori del duce, rispettivamente Arnaldo e Rosa Maltoni Mussolini.
L’ultimo edificio realizzato a Vecchiazzano è la Colonia Postsanatoriale (ora Allende), denominata XXVIII Ottobre, data della marcia su Roma, e destinata ai lavoratori adulti provenienti dai 60 sanatori d’Italia controllati dal1’INFPS, i quali, completamente guariti, vengono rieducati al lavoro prima di essere restituiti alla vita sociale. Opera originale e complessa, il padiglione, della capacità di 250 posti letto, ospita al suo interno un reparto di fisiologia del lavoro, un grande teatro, due palestre, una coperta e una scoperta, una chiesa e un vastissimo laboratorio di lavoro intitolato ad Alessandro Mussolini, “il fabbro di Dovia”, comprendente un’officina meccanica, una falegnameria, un piccolo calzaturificio, una sartoria da cui uscivano prodotti necessari al fabbisogno dell’intero complesso; in più il terreno, impiantato a frutteto, permette lo svolgimento del lavoro contadino.
Il centro sanatoriale di Vecchiazzano, intitolato IX Maggio 1936, data di proclamazione dell’impero, è tenuto ufficialmente a battesimo il 25 luglio del 1939 da Benito Mussolini, che s’incarica personalmente del taglio del nastro alcuni giorni prima della celebrazione del suo cinquantaseiesimo genetliaco. Il Duce, in arrivo alle 18 da Riccione, viene «ricevuto e guidato nella visita minuziosa dal ministro Lantini, dal Presidente S.E. Bruno Biagi, dal Direttore generale gr. Uff. Oreglia, dal Direttore del centro prof. Mario Reale, dai consiglieri Nazionali prof. Eugenio Morelli direttore del centro Forlanini e prof. Bocchetti direttore del Sanatorio Ramazzini, dall’Ing. Franco Magri, direttore dei lavori eseguiti dall’impresa Ing. Mario Calvitti e C. di Forlì, dal direttore dei servizi sanitari dell’Istituto prof. Francioni, del comm. Giulio Bosi, capo dei servizi del Provveditorato». Il Duce viene accolto «con ardenti acclamazioni dai dirigenti centrali e periferici dell’Istituto, convocati a Forlì per l’esame dei problemi più vivi e importanti della previdenza sociale. Alle loro acclamazioni si aggiungono le fervide manifestazioni di gratitudine da parte dei ricoverati. Il Duce visita minutamente i grandiosi edifici del Centro sanatoriale e particolarmente quello dei bambini, quello destinato a colonie post-sanatoriali, interessandosi alla vasta organizzazione e alla perfetta attrezzatura dei padiglioni. Il Fondatore dell’Impero chiede notizie dettagliate sul funzionamento del grande organismo, che provvede al ricovero degli ammalati adulti ricoverabili e suscettibili di essere restituiti alle gioie della famiglia e del lavoro; che assicura una razionale e tempestiva assistenza ai bambini affetti da lievi infezioni tubercolari o che si trovino per ragioni familiari e ambientali in condizioni di tubercolosi incipiente; che offre, infine, agli ammalati adulti clinicamente guariti la possibilità di collaudare la propria capacità lavorativa e di riacquistare la necessaria fiducia nelle proprie forze, prima di riprendere il lavoro. […] Questo centro presenta una sintesi completa di tutta l’organizzazione sanatoriale della Previdenza sociale, e la colonia post-sanatoriale destinata a ricoverare gli ammalati guariti provenienti sia dagli ospedali dello stesso centro di Forlì sia dagli altri istituti di cura della Previdenza sociale, costituisce un’ardita e modernissima innovazione». (Il  Duce inaugura il centro sanatoriale di Vecchiazzano, da “Il Popolo di Romagna”, 29 luglio 1939).
Durante la guerra, il centro per un certo periodo viene occupato dalle truppe tedesche, senza tuttavia riportare danni rilevanti.

Al termine del conflitto, appare opportuno cambiare la denominazione del sanatorio. Così, con una circolare del dott. Palma, Direttore generale f.f. dell’Inps, datata 17 luglio 1946, la struttura viene intitolata a Luigi Pierantoni, con la seguente motivazione: «Luigi Pierantoni, medico del servizio sanitario dell’Inps, vittima della furia nazi-fascista, morto alle Fosse ardeatine il 24 marzo 1944». Proveniente da una famiglia antifascista – il padre Amedeo era stato, nel 1921, fra i fondatori del Partito Comunista d’Italia – Pierantoni aveva svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro gli occupanti nazisti e i loro alleati fascisti. Arrestato la sera del 7 gennaio 1944, mentre era di guardia nel suo ospedaletto di Tor Fiorenza, era stato condotto in via Tasso e sottoposto a duri interrogatori, senza tuttavia rivelare mai nomi o fatti che avrebbero potuto compromettere il movimento di Resistenza. Una volta tradotto nel III° braccio del carcere di Regina Coeli, si era prodigato nell’attività di medico a favore dei reclusi sino al 24 maggio 1924, quando era stato trucidato alle Fosse Ardeatine. Il suo nome, inoltre, era legato a Forlì in quanto, fra il 1937 e il 1938, aveva diretto lo stabilimento termale della Fratta recandosi spesso al sanatorio di Vecchiazzano.
Anche i padiglioni cambiano denominazione: il padiglione per bambini vede mutato il nome XXI Aprile in G.B. Morgagni; la colonia lavorativa posta sanatoriale, ex XXVIII ottobre, si trasforma in Vallisneri, da Antonio Vallisneri, medico, scienziato, naturalista e biologo italiano vissuto a cavallo el ‘6-‘700; e l’ospedale sanatoriale, sin lì XXIII marzo, viene intitolato Valsalva, da Antonio Maria Valsalva, medico noto per i suoi studi anatomici e fisiologici sull’orecchio.

 

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