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Articolo inserito da FRANCO FABBRI in data 02/11/2010
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La Ricorrenza dei Defunti

La ricorrenza dei Defunti

 

Forse perché sto invecchiando, forse perché mi sento più vicino a quel traguardo tanto sicuro quanto temuto, che in occasione della rituale visita al cimitero nel giorno della commemorazione dei defunti, ho colto una specie di conforto, anche se non proprio piacere, lasciando la città, difficilmente attraversata per raggiungere quel luogo di “pace”. Mi ha preso quasi un senso di rabbia osservando un mondo che continua imperterrito nelle sue attività in un giorno come questo dedicato ai nostri cari che non ci sono più, siano essi genitori, fratelli, figli od amici. E’ un giorno normale, ci sono  bancarelle, pacchi e sporte piene e tanto, tanto traffico, rumore, colazioni, caffè, spuntini e come sempre  lavoro. Ci fermiamo tante volte in un anno, tante feste; Natale, Capodanno, Pasqua, Ognissanti, Patroni, liberazione, lavoro, pace, ferragosto e tante altre. E i nostri morti, i nostri cari che ci hanno lasciato rispettando il loro turno, senza protestare, vogliamo ignorarli senza dedicargli neanche una giornata di lavoro? Quelli li abbiamo tutti e non vogliamo dimenticarli, almeno molti di noi non vogliono farlo. Come può essere più importante la “liberazione” o la “festa del lavoro” di un genitore, di un fratello, di un figlio?

 E così dopo aver attraversato la città presa dal lavoro, dal mercato, dal traffico e assolutamente indifferente alla ricorrenza, ho raggiunto il cimitero, non troppo affollato, per una ricorrenza importante, perfino abbondante possibilità di parcheggio.

La prima sensazione è quella di pace, tranquillità, ma soprattutto di condivisione di un’amicizia che non si percepisce più fuori di quel grande cancello.

….“tutti uniti un giorno in questa casa,

ci sembrerà di non essere mai morti”….

questo quanto leggo su una lapide, questo è in concetto vero di amicizia, pace e amore che quel cancello chiude all’interno. Imponenti monumenti o povere pietre adagiate su un fazzoletto di terra, con la stessa dignità e decoro racchiudono ognuna una storia e un ricordo diversi, uniti da un fiore uguale per tutti. Tutti uguali, tutti uniti da quella morte che non fa differenze, quella morte che il grande Totò chiama “livella”. Se nella vita non siamo riusciti a capire e comunicare certi sentimenti, ora in questo luogo sembra che ci si riesca meglio. Capita di vedere qualcuno seduto su una tomba che parla, con espressione tranquilla, quasi il sorriso. Sicuramente ottiene una risposta, quella che vuole, quella che il rumore di fuori non gli ha fatto sentire prima. Non è tutto finito, rimane il pensiero, l’amore, il ricordo di ciò che è stato donato.

Così mi piace leggere dal Foscolo:

…Non vive ei forse anche sotterra, quando

gli sarà muta l’armonia del giorno,

se può destarla con soavi cure

nella mente de’ suoi? Celeste è questa

corrispondenza d’amorosi sensi,

celeste dote è negli umani; e spesso

per lei si vive con l’amico estinto

e l’estinto con noi, se pia la terra

che lo raccolse infante e lo nutriva,

nel suo grembo materno ultimo asilo

porgendo, sacre le reliquie renda

dall’insultar de’ nembi e dal profano

piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,

e di fiori odorata arbore amica

le ceneri di molli ombre consoli.

Sol chi non lascia eredità d’affetti

poca gioia ha dell’urna; e se pur mira

dopo l’esequie, errar vede il suo spirto

fra ‘l compianto de’ templi acherontei,

o ricoverarsi sotto le grandi ale

del perdono d’Iddio: ma la sua polve

lascia alle ortiche di deserta gleba

ove né donna innamorata preghi,

né passeggier solingo oda il sospiro

che dal tumulo a noi manda Natura. …

 

Chi non lascia  eredità d’affetti forse non esiste. Tutti, a nostro modo, abbiamo amato, e comunque indistintamente siamo ricoperti da quella terra che non ha riguardo per nessuno. Ricopre tutti alla stessa maniera, ma non cancella il ricordo lasciato a chi resta  per continuare a far vivere.

Un giorno forse è poco per ricordare, ma almeno proviamo a non distrarci. Restiamo in silenzio a pensare ad un passato che presto sarà anche il nostro, con un momento lontano dal lavoro, dal mercato, dal traffico e da tutto ciò che può distrarre l’attenzione.

Non è una festa come le altre, è un momento d’amore verso chi è passato da molto o da poco, ma che passando ha lasciato una traccia. 

 

Franco Fabbri

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Commenti
 
Commento inserito da Gilberto Giorgetti in data 07/11/2010 13:21:33

Molto bella questa lettera di Fabbri Franco, piena di sentimento ed emozione che a volte, nella convulsa modernità che ci circonda, sembrano dimenticati. Eppure il cuore umano ancora sa conversare con una tomba inanimata, dove le risposte giungono sottili e percebibili solo da chi sa ascoltarle, mentre fuori il caos, l'apparente indifferenza, il correre senza più un limite tutto capovolge e ribalta per trovare nel silenzio il PIENO e nel rumore soltanto il VUOTO.

Purtroppo, caro Fabbri, non è possibile chiamare Festa il giorno dei morti, ma COMMEMORAZIONE sì e, come tante commemorazioni che si rispettano, andrebbe, con più attenzione e un attimo di pausa, maggiormente ricordata anche questa.

Saluti Gilberto Giorgetti

 




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